«Chiedo scusa, non sono un orco»
Ambrogio, la lettera di Lara Mazzoni ai genitori del compagno ucciso. In udienza nuovi documenti
AMBROGIO. Si è presentata davanti al giudice ieri mattina Lara Mazzoni, accusata dell’omicidio del compagno Mirco Barioni avvenuto ad Ambrogio il 4 giugno del 2017. Si è trattato della prima tappa dell’udienza preliminare che è stata aggiornata al prossimo 11 aprile considerato che la difesa ha portato in aula, quasi a sorpresa, nuovi documenti che andranno a questo punto valutati. «La sera dell’omicidio - spiega il legale della Mazzoni Fabio Anselmo - la mia assistita è stata portata in caserma e fatta spogliare, come da prassi e le operazioni effettuate da donne, quindi nulla da dire in merito. Quello che però è emerso solo adesso è un particolare di non poco conto: la mano destra della signora Mazzoni era gonfia e livida, come dimostrano le foto scattate proprio quella sera e di cui solo adesso siamo venuti a conoscenza. Mi sembra più che opportuno che le immagini in questione vengano viste e prese in considerazione». Lara Mazzoni si sarebbe dunque difesa da una aggressione del compagno? È quello che cercherà di dimostrare la difesa, stando anche alla dichiarazioni spontanee della Mazzoni ieri mattina in aula a Ferrara. L’accusata si è rivolta ai genitori di Mirco Barioni, chiedendo scusa e sottolineando nello stesso tempo che non si sente un orco e che non voleva certo uccidere l’uomo quella sera.
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Secondo la donna, Barioni «era due persone diverse: una normale, a volte adorabile ed amorevole, da sobrio, ed una violenta e terribilmente cattiva sotto effetto di sostanze». Quindi la donna prende in considerazione altri atteggiamenti del Barioni all’interno delle mura domestiche, forte di alcuni sms che sarebbero stati trovati solo in queste ultime settimane. Quindi il ricordo va a quella sera del 4 giugno, «le offese erano continue e ricordo le difficoltà di arrivare a casa sani e salvi (la famiglia aveva passato alcune ore al mare, ndr) per via del suo comportamento in auto. Io non ero ubriaca, non avevo assunto alcuna sostanza». E ancora, «di quella sera ricordo poco. Ricordo di essere caduta dentro casa e di aver preso un colpo alla mano destra. Non avevo ancora il coltello in mano e lui era addosso a me che urlava e minacciava. Avevo paura per me e le mie figlie, volevo solo che andasse via... poi ho trovato il coltello, non so dove, e volevo solo fargli paura...».
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Il giudice Silvia Marini ha aggiornato l’udienza all’11 aprile. Il legale della famiglia Barioni, l’avvocato Eugenio Gallerani, preferisce non commentare ed attendere la pronuncia dei giudici. La versione di Lara Mazzoni ha assunto delle sfumature nuove rispetto al primo interrogatorio, nuovi particolari sono emersi e spetterà ai giudici valutare come muoversi.
Presente in aula come parte civile anche l’avvocato Simona Maggiolini, curatore speciale per i minori coinvolti. La Mazzoni ha due figlie; la maggiore, presente la sera dell’omicidio, avuta da un precedente matrimonio.
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