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«Non vogliamo pensare al peggio, abbiamo fiducia»

«Non vogliamo pensare al peggio, abbiamo fiducia»

I pareri dei concittadini in apprensione per Davide Maran

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CENTO. «Ammesso che si possa sapere cosa è successo a Lubiana, tutta questa vicenda non ha una spiegazione logica e presenta analogie purtroppo con quella di Giulio Regeni». È un’analisi dettata dalla paura e dall’incredulità quella di Luciano Nannini, artigiano edile centese che, ieri mattina, in una piazza del Guercino, dove in pochi avevano voglia di parlare, ha manifestato apertamente un pensiero comune a tanti.
«La notizia della scomparsa di un giovane laureato che non ha mai avuto problemi, proveniente da una famiglia stimata conosciuta da tutti - aggiunge Roberto Marchesini - ha colpito parecchio. Speriamo che si possa ritrovare». Fabrizio Billi, ingegnere 36enne, ammette che «se succedesse ad un mio amico non saprei come comportarmi, ma la preoccupazione è il sentimento che sicuramente prevale e induce ad insistere nelle ricerche».

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«Un’idea me la sono fatta - riconosce Pietro Spiga - Vorrei pensare che lui abbia voluto cambiare modo di vivere. Conosco una persona che conosce Davide e lo ha descritto come un ragazzo solare, cordiale, amico di tutti». Nell’edicola di via Provenzali il via vai di clienti è incessante e in un breve momento di tregua il titolare trentottenne, Cristian Serafini, osserva come «sono cose che si spera si concludano sempre per il verso giusto. Non si vuole mai pensare al peggio, ma semmai ad un colpo di testa». A spasso con il cane, nei pressi dell’abitazione della famiglia Maran, un muratore 34enne, Salvatore Arabia, commenta che «ho saputo dai colleghi della scomparsa, anche se abito qui da anni. Mi dispiace un casino. Era andato a studiare e ora Davide non si trova più». (k.r.)
 

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