Chiusura del ponte sul Po paesi veneti in agitazione
Dall’amministratore dell’Outlet Village ai commercianti è un coro di lamentele L’idea di una ristoratrice: «La soluzione? Costruire un Bailey temporaneo»
Il tempo stringe, i sonni si agitano. La prossima chiusura del ponte sul Po (i lavori sono previsti a partire dal 18 maggio prossimo) che collega Pontelagoscuro a Santa Maria Maddalena, agita anche le riflessioni di chi vive (e/o lavora) sul versante veneto del grande fiume. Il termometro è rappresentato, ancora una volta, dalle attività commerciali che si trovano sulle principali arterie stradali di Santa Maria Maddalena, Occhiobello, Stienta e zone vicine. Un primo assaggio di quanto nero sia l’umore della maggioranza degli esercenti si può avere parlando, ad esempio, con Gianluca Galli, amministratore unico di Occhiobello Outlet Village: «C’è una diffusa preoccupazione tra gli operatori per questa chiusura, se l’alternativa sarà solo l’autostrada esiste un concreto rischio d’ingorghi e problemi di accesso alle attività. Da parte nostra - prosegue Galli - potremmo essere avvantaggiati perché siamo all’imbocco del casello? Forse sì, ma non so quanto possa incidere la clientela di passaggio. Sarebbe opportuno per tutti - dice Galli - trovare una soluzione alternativa».
Da un grande punto vendite come un outlet, ad un bar della piazza di Stienta (provincia di Rovigo), gestito (come tanti, dalle nostre parti) da una famiglia di origine cinese: «I nostri clienti che abitano qui nel paese continueranno a venire da noi - spiega Davide Chen nel suo ottimo italiano - , certo che se parliamo di macchine in transito, allora forse chi va a prendere l’autostrada non viene in centro a Stienta».
A poche centinaia di metri dal bar dei cinesi, c’è la edicola e ricevitoria del paese. La gestisce Gerardo Michelini, il quale commenta: «Qualche effetto negativo, secondo me, inevitabilmente ci sarà. Se c’è un ponte di quella portata chiuso, qualche disagio ci sarà senza dubbio. L’importante - prosegue Michelini - è riuscire a limitare i danni. In questo senso, spero che le due amministrazioni (Comune di Ferrara e Comune di Occhiobello, ndr) e le altre autorità trovino la soluzione in assoluto meno penalizzante per chi lavora e, in generale, per tutti».
Passiamo davanti al ristorante “Palladio” di Occhiobello. Siamo in via del Commercio, market e supermercati (Rossetto e In’S, ad esempio) a destra e sinistra, fanno della zona una sorta di grande parco commerciale. Gloria Ghirotti è la titolare del “Palladio”: «Certo che siamo preoccupati - sbotta subito dopo la nostra domanda - , se non vi fosse questa prospettiva, saremmo tutti più tranquilli. Ma - si chiede la Ghirotti - siamo sicuri che non sia più possibile, quanto a tempi, costruire un ponte Bailey (una tipologia di viadotto con tempi di montaggio e smontaggio molto ridotti, ndr) che consenta di transitare, magari in maniera più lenta, ma comunque di transitare? A me - conclude - l’imprenditrice - parrebbe la soluzione migliore».
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