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Il pensiero dedicato al genitore aggredito: «Sento che da lassù mi avrà perdonato»

Anna Frighi, seduta accanto ai legali della difesa, Giacomo Forlani e Sabina Rutigliano, ha assistito in silenzio al momento della sentenza. Dovrà trascorrere cinque anni in una residenza...

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Anna Frighi, seduta accanto ai legali della difesa, Giacomo Forlani e Sabina Rutigliano, ha assistito in silenzio al momento della sentenza. Dovrà trascorrere cinque anni in una residenza psichiatrica abilitata all’applicazione delle misure di sicurezza per l’omicidio del padre Gianfranco. Il verdetto ne ha riconosciuto al momento la pericolosità sociale, una condizione che potrebbe modificarsi nel corso del tempo in seguito alle terapie prescritte dagli specialisti. Ieri l’imputata ha chiesto di rilasciare dichiarazioni spontanee prima che la corte d’assise (l’organo giudicante “rinforzato” nei processi di omicidio da giudici popolari) avviasse la discussione del caso, con la requisitoria del pubblico ministero e l’arringa degli avvocati. Alcune righe, scritte a penna, hanno comunicato ai giudici - tra i singhiozzi della commozione - lo stato d’animo dell’imputata. Che ha ricordato «lo stress accumulato in 15 anni di malattia (quella che aveva ridotto il padre in carrozzina, ndr)», una pressione che non è riuscita a sostenere per il lungo tempo dedicato all’assistenza del padre infermo. Alla fine, tra le lacrime, un pensiero che contiene una sintesi personale di quella drammatica esperienza(«averlo assistito mi dà gioia») e un’affermazione («mi manca tantissimo») seguita da un auspicio: «Sento che da lassù mi avrà perdonato».

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