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Caso Verri alla Corte di Strasburgo

Caso Verri alla Corte di Strasburgo

La figlia: un anno devastante, aspettiamo ancora le risposte sulla sua morte

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«Un anno pesante? No, devastante e soprattutto vuoto». Vuoto per l’assenza di suo padre, Valerio Verri, ucciso nell’agguato del Mezzano, la sera dell’8 aprile dello scorso anno. Francesca Verri, la figlia della guardia ecologica uccisa, assieme al fratello Emanuele, da quel giorno ha cercati di capire perché suo padre è stato ucciso, se si poteva evitare la sua morte. «La sua è una assenza non solo fisica, ci manca nella quotidianità e tutto questo è reso ancor più doloroso per l’assenza di risposte: da un anno a questa parte non è cambiato nulla. Abbiamo posto le stesse domande a tanti, ci era stato detto che le risposte sarebbero arrivate al momento opportuno, invece...». E allora in questi giorni terribili, per questa ricorrenza, il vuoto di un anno, Francesca lo dice con il cuore, su Facebook e al cronista. «A mio padre dico che non ho perso la tua presenza, nè la tua voce nè tanto meno il tuo profumo. Ho ancora tutto di te nella mia anima Papà». Fa il conto, Francesca Verri, delle promesse fate e non mantenute, del ministro Marco Minniti, in primis: «Minniti ci aveva detto di poter contare su di lui. Ci disse non ce ne andremo finché non lo cattureremo». Invece, se ne sono andati prima, ed è stato catturato in Spagna dopo aver ucciso ancora, altre tre persone. Per questo, Francesca Verri , come ha già fatto a suo tempo, critica «la discutibile soddisfazione dopo il suo arresto in Spagna: nessuno l’ha preso, nemmeno gli spagnoli, è stata una circostanza fortuita , a dispetto di altre tre vite: e allora tutti i festeggiamenti di allora, beh, mi hanno fatto venire il vomito». «Giustamente loro cosa dovevano dire qualcosa. Ma io dico loro che sono state delle persone a rimetterci la vita, non sono dei numeri e basta. E’ una bestemmia il fatto che l’abbiano preso e tutto si siano complimentati del lavoro fatto» Per fortuna, un anno dopo, per i Verri, la vicinanza di tanti, può lenire il dolore, per quel vuoto, l’assenza: «a noi fa estremamente piacere per tutte le iniziative che si faranno. La “sbiciclata” di Ospitale Monacale si fa nel paese dove è nato, cresciuto, vissuto papà Valerio: di tutto questo ringraziamo e delle belle parole spese».

Da un lato, l’aspetto umano, per quel vuoto, l’assenza. Dall’altro la battaglia giudiziaria di Francesca ed Emanuele Verri continua sul fatto che la morte del padre si poteva doveva evitare . «Sì, andiamo avanti - spiega Fabio Anselmo, il loro legale - quello che ci aspettiamo è di avere ulteriori dati, che confermano le nostre tesi, semmai ce ne fosse bisogno, le nostre tesi». Nel frattempo, spiega Anselmo, «stiamo lavorando al ricorso alla Corte dei diritti dell’uomo a Strasburgo, per chieder conto che si poteva, doveva fare meglio: al di là dei profili penali non sussistenti (l’archiviazione dell’esposto, ndr) lo stesso giudice ha sottolineato la assoluta inadeguatezza della risposta dello Stato».

E allora? «Allora quello che si aprirà contro Igor - chiude Anselmo - sarà un processo amarissimo per tutto ciò che inevitabilmente verremo a sapere una volta che avremo le carte a disposizione». (d.p.)

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