Gengivite, la “diagnosi” di Unife
Fanno scuola i criteri per individuare la forma placca-associata
La gengivite placca-associata? Le linee guida della diagnosi le ha definite l’Odontoiatria di Ferrara e la comunità scientifica internazionale ha deciso di adottarle. Una ricerca internazionale condotta anche dall’unità operativa dell’azienda ospedaliero universitaria di Ferrara è stata presentata nel novembre 2017 a Chicago, durante i lavori del Workshop Mondiale per la classificazione delle malattie parodontali e peri-implantari, organizzato congiuntamente dalla European Federation of Periodontology e dalla American Academy of Periodontology. L’obiettivo dell’incontro scientifico, spiega il prof. Leonardo Trombelli, direttore dell’Odontoiatria del Sant’Anna, era «aggiornare e, laddove necessario, sostituire, la vecchia classificazione (risalente al 1999) delle malattie che affliggono i tessuti di supporto dei denti naturali e degli impianti dentali». Trombelli ha partecipato alla cinque-giorni assieme al dottor Roberto Farina, ricercatore convenzionato di Unife. «In collaborazione con i professori Tatakis (Ohio State University, Usa) e Silva (Università di Maringá, Brasile) ci siamo occupati di sintetizzare, sulla base dell’evidenza scientifica, l’accuratezza di indici clinici, nonchè di parametri microbiologici, immunologici, genetici e relativi al percepito del paziente nella individuazione del caso clinico di gengivite placca-associata e, in ultimo, di delineare i criteri diagnostici di tale patologia», sottolinea Trombelli. La proposta diagnostica elaborata dal team italo-americano «è stata accettata dalla comunità scientifica internazionale. I risultati del workshop e i documenti diventeranno quindi, a livello globale, il riferimento per tutti i professionisti sia in ambito clinico che di ricerca». «L’altissima prevalenza della gengivite placca-associata a livello mondiale e la sua rilevanza nella insorgenza di patologie distruttive quali la parodontite - aggiunge e conclude Farina - danno un valore aggiunto allo sforzo di Unife nella definizione di questa malattia».
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