Igor e i suoi delitti Cento anni di cella per sei omicidi
In Spagna niente ergastolo ma dure pene per tutti i reati In Italia, invece, sarà carcere a vita per ogni persona uccisa
Ha ucciso almeno sei volte, sei persone tra Italia e Spagna. Ha tentato di ucciderne altre quattro, da qui fino oltre i Pirenei. Senza contare rapine e furti, lungo la scia di violenza e sangue che si è lasciato dietro da un anno. Il conto verrà presentato più prima che poi. E la Spagna sarà la prima, decisa a processarlo nel più breve tempo possibile per gli omicidi dei due agenti della Guardia civil Víctor Romero e Víctor Jesús Caballero e di un allevatore, José Luis Iranzo. In Spagna, il nuovo sistema giudiziario prevede una sorta di ergastolo, pena ben diversa dalla nostra: e come hanno appreso gli inquirenti italiani dopo la spedizione in Spagna a fine marzo, Igor potrebbe essere condannato alla pena massima per ogni omicidio, 25 anni, accumulandone 75, più il resto per i tentati omicidi: cento anni di galera, calcolo in riduzione. E poi le condanne italiane. Ma i processi da noi si potranno celebrare solo dopo la fine di quelli spagnoli. Comunque, in Italia Igor non tornerà mai: verrà processato via satellite, costerebbe troppo farlo venire a Bologna o Ferrara, poiché di soldi ne abbiamo già spesi troppi, per questo rapinatore Ninja o Rambo della Bassa che altro non era che un ladro di polli e gasolio, diventato il pluriomicida più ricercato in Europa.
La mattanza iniziata un anno fa
Tutto è cominciato un anno fa. Il 1 aprile in un Bar di Riccardina di Budrio, nel Bolognese. Quando Igor era sospettato di aver ucciso il barista, Davide Fabbri. Tutti lo cercavano, cercavano Igor “il russo”, come lo conoscevano tanti - i suoi compagni della Corte dei miracoli con cui terrorizzò il Ferrarese prima dell’omicidio di Pier Luigi Tartari - e le forze dell’ordine che gli davano anche un cognome: Vaclavic. Lo cercavano ma fu lui a farsi trovare una settimana dopo l’omicidio Fabbri e a trovare lungo la sua strada, nel Mezzano di Portomaggiore, la sera dell’8 aprile, una pattuglia della polizia provinciale in servizio di controllo antibracconaggio. Alla vista di quella piccola utilitaria con a bordo un agente e una guardia ecologica volontaria, Igor reagì come chi lo ha conosciuto, non sapeva che facesse. Sparando correndo, sparando 4 colpi, tutti a segno. Tre finirono addosso a Marco Ravaglia che fingendosi morto, nonostante gli scarponi di Igor in testa, riuscì a salvarsi. Valerio Verri, invece, ebbe appena il tempo di uscire dall’auto: il solo colpo lo che lo raggiunse fu mortale.
Il Ferrarese ai tempi di Igor
Da quel momento, e per altri 8 mesi, fino al 15 dicembre scorso quando venne arrestato in Spagna dopo aver ucciso altre tre volte, tutto è cambiato nel Ferrarese, a partire dalla criminalità al tempo di Igor. Visto che da quell’8 aprile dello scorso anno, con i controlli a tappeto dei carabinieri di tutta la provincia, dei colleghi che arrivavano da quelle vicine per turnarsi e soprattutto la discesa in campo, tra le valli tra Marmorta e Consandolo, di 1000 uomini dei reparti speciali italiani (Cacciatori di Calabria e di Sarsegna, Tuscania, Gis, Uopi antiterrorismo della Polizia, parà della Folgore) la provincia ferrarese diventò uno dei paesi con il tasso di criminalità più basso al mondo. Ma quella sera dell’8 aprile, però, non si può dimenticare che Igor in fuga vene intercettato da una pattuglia di carabinieri, in borghese, che incrociarono il furgone Fiorino bianco.
Aspettate rinforzi, non sparate
i tre militari ebbero nel mirino Igor, per ben tre volte, poco più di un’ora dopo l’omicidio di Verri e quello tentato di Ravaglia. In via Spina tra Consandolo e Marmorta, però, ebbero l’ordine di non sparare, attendere i rinforzi. Che arrivarono alle 20.15. Igor si ficcò nelle sue valli, dove da tempo abitava e bivaccava e qui nessuno lo ha mai più trovato.
Caccia all’uomo durata mesi
La caccia all’uomo, dicevamo, con uno spiegamento di forze che - gli stessi addetti ai lavori lo dicevano - non era mai stato messo in campo nemmeno per i latitanti di mafia, durò mesi. Senza nessun risultato. Di pari passo alla caccia all’uomo, con le battute dei reparti speciali, il monitoraggio continuo di tutto ciò che accadeva nella zona Rossa (tra Marmorta e Consandolo) e nella zona blu più allargata (da Molinella a Portomaggiore).
Denunciate i furti di uova
Addirittura la popolazione fu invitata a denunciare anche i furti di uova, di alimentari, vino possibili fonti di sostentamento per Igor e si arrivò, anche, a dare le istruzioni per l’uso anti-Igor in caso qualcuno lo avesse incrociato Igor, fosse stato sequestrato o gli fosse piombato in casa. Parallelamente, scattò l’attività di intelligence. Per giorni e mesi, centinaia di persone sono state intercettate, sondate, controllate: niente è emerso. E intanto, ci fu la smobilitazione di reparti speciali e controlli .
Indagini sempre avanti
Le indagini, invece, non si sono mai fermate. Due procure al lavoro, Ferrara e Bologna, i rispettivi comandi carabinieri alla ricerca di Igor diventato nel frattempo Norbert Feher. Indagini dei magistrati che oggi gli contestano tra Italia e ora in Spagna una lunga vertiginosa, serie di reati: dalla rapina di Consandolo, della notte del 30 marzo alla guardia giurata Piero di Marco. Poi gli omicidi di Valerio Verri e Davide Fabbri, e il tentato omicidio di Marco Ravaglia, è infine l’ombra di un altro morto con il marchio Igor/Norbert, Salvatore Chianese, guardia giurata freddata nel dicembre del 2016, mentre faceva il proprio lavoro. L’unico processo già fissato per lui, 17 ottobre è per le rapine nel Ferrarese, quando ancora ricercato: giudici e avvocati temevano si dovesse processare un fantasma. Invece...
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