Identificare le vittime di una carretta del mare: la missione a Melilli dei medici legali di Unife
Restituire un nome a chi lo ha visto precipitare in mare, consolare per quanto possibile i familiari che ancora piangono a causa della maledetta notte del 18 aprile 2015, quando un peschereccio...
Restituire un nome a chi lo ha visto precipitare in mare, consolare per quanto possibile i familiari che ancora piangono a causa della maledetta notte del 18 aprile 2015, quando un peschereccio partito dalla Libia pieno di migranti affondò nel canale di Sicilia: 28 superstiti, 58 vittime accertate e almeno 700 dispersi presunti. E’ il nobile obiettivo di una missione che nell’estate del 2016 ha visto la partecipazione dell'Istituto di Medicina legale dell'Università di Ferrara. Sette giovani medici in formazione dell'ateneo estense hanno avuto il difficile compito di contribuire all’identificazione dei corpi recuperati nella stiva dell'imbarcazione, in precedenza fatta riemergere grazie a un'operazione umanitaria. Condotto a Melilli (SR) su 200 salme recuperate dai vigili del fuoco, lo studio ha preso in considerazione elementi antropologici e genetici, isolando frammenti di ossa da cui estrarre il Dna; non sono stati tralasciati nemmeno i vestiti indossati dalle vittime. Alla base dell’indagine c'era un protocollo tra ministero dell'Interno, Commissariato delle persone scomparse e Conferenza dei rettori. (f.t.)
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