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le protagoniste 

Impegno quotidiano che ha influito nelle scelte di vita

FERRARA. L’esperienza di volontariato nel quotidiano. Il volontariato è spesso una ragione per acquisire esperienza pratica (disinteressata da scopi economici), di un qualcosa che piace o per un...

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FERRARA. L’esperienza di volontariato nel quotidiano. Il volontariato è spesso una ragione per acquisire esperienza pratica (disinteressata da scopi economici), di un qualcosa che piace o per un proprio ideale di riferimento. Ognuna delle presenti al forum ha descritto la propria esperienza nel volontariato e di come questa si sia “fusa” con la propria sfera privata.

Per la professoressa Daniela Fiorini, «il mio impegno è autonomo e ciò mi fa sentir bene. Girare per le mie colonie (feline, ndr), osservare che tutto vada per il verso giusto o semplicemente il sapere di portare qualcosa mi rende felice».

Per Liviana Zaganoni, «l’impegno che ho all’interno dell’Udi mi prende l’intera giornata e la mia vita è oramai tutta lì. Il rapportarmi con gli altri lo vedo come un modo di relazionarmi con il mondo».

La dottoressa Debora Romano racconta che «nel 2008 ho iniziato ad avere dei disagi nell’affrontare le difficoltà dei pazienti e ho capito che dovevamo fare qualcosa di più. Anche se il mio, alla base, non è proprio volontariato, bensì il lavoro che mi permette di vivere».

Per la dottoressa Raffaella Indelli «il volontariato è stato un valore sempre elevato e ho una visione dove pubblico e terzo settore sono in collaborazione. Ho trovato un’associazione che mi ha dato grandi soddisfazioni, perché si cerca di far amare un libro anche oggi, dove la lettura non è più un sistema di comunicazione importante».

Per la dottoressa Elena Zaccarini «la Croce Rossa ha una forte connotazione femminile con corpi distinti come le infermiere volontarie. Invece nello sport, devo convivere con lo stereotipo che il rugby non è una disciplina per donne».

Marzia Marchi ricorda che «capii ben presto che essere giornalista e volontaria ambientalista non era facile, perché vuol dire fare battaglie e dire cose antipatiche. Alla fine ho scelto l’insegnamento, perché potevo tenerlo distinto dal volontariato».

Giulia Maria Ciarpaglini dice che «ho un rapporto strano con la parola volontariato, perché quando facevo qualcosa senza stipendio lo facevo per convinzione, anche quando ero cameriera alle feste dell’Unità. Dicevo “leggo per vivere ma lavoro per mangiare”: nel volontariato la retribuzione è la soddisfazione».

Antonio J. Palermo

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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