In fuga dall’omicidio rubò un’auto
Pajdek a processo a Pordenone e giovedì in Cassazione per il delitto Tartari
Omicidio, rapine, furti: la carriera criminale di Ivan Paidek è ricchissima di reati penali, gravissimi per i quali ha già totalizzato al bellezza di 45 anni di carcere e per lui che ne ha 54 non è poco. Adesso, per una coda dell’omicidio di Pierluigi Tartari (giovedì a Roma in Cassazione si discute l’ultimo grado del processo, per lui) finisce di nuovo a processo per furto aggravato per aver rubato un’auto parcheggiata nel cortile di una casa, il 27 settembre 2015, quando era in fuga da Ferrara, scappando dalla Polizia che lo cercava appunto per l’omicidio Tartari. Quel giorno, Pajdek entrò nel cortile della casa rubando una Renault Modus, un furto che gli è costata- lui ladro specializzato e soprattutto di mestiere - tutte le aggravanti delle recidive. Insomma, una pena che si preannuncia dura e che si somma ai 45 anni di carcere già incassati per l’omicidio (30 anni) e le rapine dell’estate del terrore 2015 (commesse a Mesola, Villanova di Denore e Coronella con un carico di 15 anni di carcere). Il provvedimento di conclusione indagini gli è stato notificato in carcere a Modena, dove si trova detenuto da anni, firmato dal pm Federico Ballo della procura di Pordenone. Un processo che dovrà affrontare, mentre dicevamo, giovedì a Roma, è fissato quello di Cassazione. L’ultimo grado di una trafila giudiziaria iniziata 3 anni fa dopo l’omicidio di Pier Luigi Tartari del 9 settembre 2015. Lui, Pajdek, è uno dei tra assassini del pensionato di Aguscello, omicidio commesso con gli altri due della banda, Constantin Fiti e Patrik Ruszo per i quali è stato confermato, il dicembre scorso, in appello, l’ergastolo.
Pajdek nella trafila giudiziaria che ha seguito, nell’aprile 2017, in piena era Igor, quando iniziò la caccia al killer che aveva ucciso a Budrio e nel Mezzano, disse di voler collaborare alla cattura dell’ex amico. Non lo aveva mai fatto prima, E allora, a scoppio ritardato, disse ai giudici che lo stavano processando di volere collaborare alla cattura di Igor Vaclavic/Norbert Feher, con il quale ha iniziato la carriera criminale in Italia (i due furono fermati insieme nel 2005, dopo un furto a Savignano sul Rubicone). Si conosceva no bene, si sono frequentati in carcere e fuori. Tanto che Pajdek diventò il complice di Igor i quelle rapine del terrore. Dunque, offrì ai giudici la sua collaborazione: «Conosco bene Igor, e posso aiutarvi a catturarlo». Venne ascoltato dagli inquirenti su Igor, poi arrestato in Spagna, in dicembre, per caso e dopo aver ucciso tre volte. In Cassazione, chissà, Pajdek potrebbe giocarsi la carta di questa sua collaborazione.
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