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Ospedali, esodo di pazienti. Il “passivo” è di 25 milioni

Ospedali, esodo di pazienti. Il “passivo” è di 25 milioni

Ferrara e provincia, pesa la concorrenza sulle discipline a larga diffusione: ecco quali soffrono di più. Richiamano utenza da altre province (+ 7.5 milioni) le specialità di riferimento

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FERRARA. Se il confronto tra ospedali fosse una partita di pallamano e ogni gol valesse un milione di euro, la squadra di casa perderebbe il match contro gli ospiti per 32 a 7. Ammonta infatti a 25 milioni di euro lo scarto fra le risorse che il sistema Ferrara (Sant’Anna e Asl) paga agli ospedali di altre province e regioni per l’assistenza prestata a pazienti che provengono dalla pianura estense e gli incassi delle strutture di ricovero locali riconosciuti per le cure offerte a cittadini che risiedono in altri territori e regioni.

I dati sono esposti in modo dettagliato nel Piano Triennale della performance 2016-2018 del Sant’Anna. Prima di scorrerli è bene soffermarsi su un punto: si tratta di movimenti in uscita e in entrata che producono un interscambio di tipo economico, che fornisce importanti informazioni ma non necessariamente è un indicatore di eccellenza del sistema essendo diversi gli aspetti che entrano in gioco.

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Si tratta di prestazioni che incidono su un servizio primario come la sanità, dove il costo sociale non è necessariamente il parametro più importante o significativo. Contano anche distribuzione e presenza sul territorio di centri ospedalieri, concentrazione della popolazione nelle zone di confine, liste d’attesa, preferenze e informazione del paziente, politiche regionali, organizzazione del sistema di emergenza etc.. La sanità locale, inoltre, deve ricorrere obbligatoriamente ad alcuni servizi offerti da altre province e centri di ricovero, perché alcune discipline di alta specializzazione, come la cardiochirurgia o i trapianti di rene, non sono reperibili localmente per ragioni legate all’organizzazione del sistema sanitario regionale. Il peso di questo “esodo” forzato nel 2015 ammontava a 7.8 milioni di euro, in buona parte dovuti all’emigrazione di pazienti verso i centri accreditati di cardiochirurgia extra-provinciali (Bologna, Modena, etc.). Un esborso di fatto compensato dagli introiti derivanti dalle funzioni di medio-alta specializzazione indicate come riferimento regionale o provinciale, concentrate soprattutto nell’ospedale Sant’Anna. L’area della Neuro-Riabilitazione, una delle due che fanno capo al centro San Giorgio recentemente trasferitosi a Cona, guida i servizi in attivo con 171 pazienti in ingresso e 7 esterni: il bilancio è positivo per 5.1 milioni di euro. A Ferrara opera il centro di riferimento emiliano-romagnolo per i Gravi traumatizzati encefalici. Neonatologia e terapia intensiva neonatale, altro punto di forza della sanità locale, sommano entrate maggiori rispetto ai costi extra-provinciali per 740mila euro; Ematologia per 813mila (141 pazienti a Ferrara, 48 fuori provincia), Reumatologia per 635mila, Neurologia per 624mila, Endocrinologia/Diabetologia per 392mila, Chirurgia pediatrica per 299mila, Maxillo-facciale, Odontoiatria e Stomatologia per 137mila. Neurochirurgia, Oculistica, Gastroenterologia e Pediatria con Oncoematolgia pediatrica hanno invece “bilanci” negativi rispettivamente per 436mila euro, 330mila, 171mila e 327mila. Per Oculistica il Sant’Anna sta lavorando da un paio d’anni sulle zone di confine, potenziando l’attività di centri come Argenta e Comacchio. Il Sant’Anna scrive che tra il 2014 e il 2015 il saldo è stato positivo salendo, il bilancio totale di questo gruppo di specialità, da 5.9 milioni a 7.5. L’area di sofferenza, con un passivo di 25milioni di euro, è concentrata soprattutto tra le discipline «a larga diffusione». Si tratta di funzioni e reparti degli ospedali della provincia (Sant’Anna e Asl) che risentono della concorrenza di strutture di pari livello di altre province e regioni vicine o dei tempi imposti dalle liste d’attesa che per la chirurgia minore rappresentano ancora, nel Ferrarese, un fattore discriminante.

Nel 2015 il segno + compariva solo davanti alla Lungodegenza (314mila euro), alla Medicina generale, Day Hospital, Allergologia, Immunologia (275mila) e al Nido(42mila), reparti “ frequentate” da anziani (in forte crescita in provincia) e neonati. Il grosso del deficit emergeva dalle aree di Chirurgia generale e toracica (-9 milioni di euro), Ortopedia e traumatologia (- 7.7 milioni), Riabilitazione (- 3.3 milioni), Cardiologia (- 2.1 milioni), Oncologia, Radioterapia, Cure palliative (- 1.3 milioni) e Urologia (959mila euro).

Gioele Caccia
 

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