La Nuova Ferrara

Ferrara

Baby gang e minacce: blitz e perquisizioni

di Daniele Predieri
Baby gang e minacce: blitz e perquisizioni

Ferrara. Indagano la Procura dei minori e i carabinieri. Altre intimidazioni dei bulli al ragazzino per fargli ritirare la denuncia. Attesi provvedimenti

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FERRARA. «Mio figlio mi dice “papà ho fatto come volevi tu, ci siamo mossi nella legalità, presentando le denunce, ma cosa abbiamo ottenuto? Abbiamo cambiato la nostra vita e io vivo scortato: non era meglio pagare i 50 euro di riscatto per il cellulare come fanno tutti e chiudere questa vicenda?”. Gli ho risposto che abbiamo fatto bene a denunciare, altrimenti mio figlio sarebbe diventato il bancomat di questi ragazzini. E poi perchè dobbiamo fidarci, della giustizia».

Ne sa qualcosa M., perché avvocato, padre del ragazzino minacciato di morte in una escalation di fatti, innescati da una rapina del cellulare con seguente ricatto da parte della baby gang che sta terrorizzando ragazzini delle scuole medie e non solo. Conosce i tempi tecnici e le risposte che non sono immediati. Le indagini sono in corso da giorni, con attività importanti su cui vi è massimo riserbo. Lo ha confermato ieri (martedì 10 aprile) da Bologna lo stesso procuratore capo minorile, Silvia Marzocchi: «La vicenda è stata affrontata con immediatezza dalle forze dell'ordine, che hanno compiuto e stanno compiendo anche in queste ore, coordinati dalla procura per i minori, gli atti investigativi necessari».

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Atti voluti e non dovuti. Che si sono tradotti in controlli davanti la scuola, pedinamenti, blitz e perquisizioni, per la raccolta di informazioni e riscontri alle denunce per rapine, estorsione, violenza privata e stalking. Atti che sono il preludio di provvedimenti da adottare a breve. Perchè gli stessi inquirenti, procura e carabinieri non hanno sottovalutato la presenza di questa banda (chiamata “quelli del sotto Mac”), che come spiega il padre è «organizzata e pericolosa». Si muove in modo disinvolto, trovando nei ragazzini delle scuole medie vulnerabili vittime. Lo fanno con dei basisti, altri ragazzini studenti delle scuole che danno informazioni su chi è meglio prendere di mira.

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Una storia che, - riavvolgendo il nastro - inizia a metà marzo e ha subito una accelerazione nei giorni scorsi dopo le ripetute denunce (5 in 15 giorni) da parte della famiglia del ragazzino minacciato di morte. Minacce arrivate in seguito alle denunce presentate: «Se non ritiri la denuncia ti riempio di botte fino ad ammazzarti», ha detto uno della banda, K. 16enne. E lo ha ripetuto anche venerdì scorso (6 aprile)  alla fermata dell’autobus 6, in corso Giovecca, al figlio di M.: «So dove abiti, ti trovo, ti meno e ti ammazzo anche davanti ai carabinieri».

Le indagini dicevamo sono in corso, gli inquirenti invitano al riserbo, ma da quanto si apprende i controlli sono capillari, anche davanti alla scuola anche con auto civetta. Ma non basta. I casi sono ripetuti: non c’è solo il figlio di M. ad esser stato minacciato e rapinato. Per un altro c’è una denuncia di tentata rapina. Un altro ancora rapinato, ascoltato dalla Polizia, però ha detto di non aver riconosciuto il suo rapinatore. E altri, di cui i ragazzini raccontano sui social, che non emergono. La paura blocca tutti. Che può essere vinta coi provvedimenti da adottare: gli inquirenti si muovono nel mondo minorile, dunque con cautela. Ma chiude il padre: «ci sono rapine tra ragazzini all’ordine del giorno, non lo si chiami bullismo è criminalità. I carabinieri mentre facevo l’ennesima denuncia ci dicevano che non siamo gli unici. Al momento, però, noi e un’altra coppia abbiamo avuto il coraggio di denunciare: l’ho fatto per dar risposta alle domande di mio figlio: sì abbiamo fatto la cosa giusta, ora aspettiamo gli sviluppi».


 

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