Aggredì madre e nipote. Sì alla perizia psichiatrica
Resta ancora senza un perché il duplice tentato omicidio di Bosco Mesola. L’esame stabilirà se Fogli era in grado di intendere e il suo grado di pericolosità
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BOSCO MESOLA. L’unico “giallo” da risolvere, nel caso del tentato duplice omicidio di Bosco Mesola, è nella mente di Demis Fogli, il pescatore di 40 anni arrestato il 7 gennaio scorso dai carabinieri dopo aver aggredito la madre e la nipote quindicenne. Una violenza senza motivo apparente; o almeno nessuna ragione ha saputo o voluto fornire l’arrestato agli inquirenti, avvalendosi della facoltà di non rispondere e lasciando senza una spiegazione i tanti perché su quell’esplosione di furia spietata.
Domande a cui cercherà invece di dare risposta la perizia disposta da giudice Silvia Marini, che ieri ha affidato l’incarico al medico psichiatra Luciano Finotti.
Quindici giorni di tempo, a partire dal 14 aprile, per stabilire se Fogli era capace di intendere e volere al momento della doppia aggressione e se sia pericoloso per sé e per gli altri. Un accertamento sollecitato già dalla difesa di Fogli, sostenuta dall’avvocato Giampaolo Remondi, e a cui si è associata anche la parte civile, con l’avvocato Giovanni Montalto: «Nessuna animosità, da parte nostra - tiene a sottolineare il legale che tutela gli interessi della nipote minorenne - Questa perizia viene compiuta prima di tutto con obiettivi di tutela, sia dei familiari dell’arrestato che di Fogli stesso».
Lo scatto d’ira e di violenza che ha fatto perdere completamente il controllo al pescatore, all’alba del 7 gennaio scorso, non era stato preceduto da alcun altro episodio significativo, se si esclude una lite piuttosto accesa avuta con la compagna la sera prima. Ma Fogli non era seguito dai servizi, non era conosciuto come una persona sofferente di problemi psichiatrici.
Eppure quanto avvenuto tre mesi fa in via Guido Rossa a Bosco Mesola ha avuto tutti i contorni della follia. Fogli, seminudo nonostante il freddo invernale, quella mattina si era presentato a casa della madre, a poche centinaia di metri dalla sua abitazione, col cane al guinzaglio. Allo stupore della donna, che gli aveva chiesto cosa ci facesse a quell’ora e in quello stato, aveva risposto con uno spintone così forte da farla cadere a terra, seguito da una serie di percosse. Il aiuto della donna era intervenuta la nipote quindicenne, contro la quale Fogli si era scagliato con violenza inaudita, cercando di strangolarla. La ragazzina si era salvata solo fingendosi già morta. A quel punto Fogli era fuggito, per rientrare qualche istante più tardi, richiamato dalle urla della madre. Alla povera signora era così toccata un’altra dose di percosse, fino a farle perdere i sensi e facendola poi finire all’ospedale.
All’arrivo dei carabinieri della Compagnia di Comacchio Fogli aveva reagito aizzando il cane contro i militari, per essere infine ammanettato e arrestato per tentato duplice omicidio.
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