Paga la prostituta con il suo cellulare e poi vuol rapinarla
Senza soldi, pagò la prostituta con la quale si era apparato e aveva avuto un rapporto, offrendole il suo cellulare. Poi aveva cambiato idea e cercato di riprenderselo tentato di aggredire la donna:...
Senza soldi, pagò la prostituta con la quale si era apparato e aveva avuto un rapporto, offrendole il suo cellulare. Poi aveva cambiato idea e cercato di riprenderselo tentato di aggredire la donna: protagonista di questo fatto accaduto nell’ottobre 2014 in città è un ventenne ferrarese che ieri è stato condannato dal tribunale di Ferrara (Giacomelli, Lepore e Landolfi) alla pena di 1 anno e 4 mesi per tentata violenza privata mentre è stato assolto dal reato di tentate lesioni. Questa è la conclusione tecnica di una vicenda che mette in luce la violenza con cui il ragazzo reagì, perdendo completamente la testa. I giudici non hanno accolto il reato di tentata rapina (voleva strappare il cellulare dalle mani della donna) diminuendolo in tentata violenza privata, mentre le tentate lesioni erano soltanto dovute al fatto che la ragazza scappò alla sua furia gettandosi dalla macchina e quindi non erano comunque state causate dal 20enne. Chiusi gli aspetti tecnico-giudiziari della vicenda (il legale, Marcello Vescovi ha già annunciato ricorso in appello), resta il fatto che venne scoperto dalla squadra mobile a suo tempo, e che individuò il ragazzo perchè in mano alla vittima restò la prova inconfutabile della colpevolezza del ragazzo: il cellulare. I fatti risalgono all’ottobre del 2014 ed ebbe come protagonista il 20enne e la prostituta: che denunciò e raccontò che dopo il rapporto sessuale consumato in auto, il ragazzo perse la testa e con violenza si scagliò contro di lei strappandole di mano il cellulare usato come pagamento. La ragazza riuscì a reagire, a tenersi il telefonino e poi gettarsi dall’auto in corsa: e dunque le escoriazioni poi refertate potrebbero essere state conseguenza della fuga dall’auto. La ragazza segnalò subito la violenza subita, la denunciò alla polizia che attivò le indagini, fornendo agli ispettori della Mobile la “prova”, quantomeno del pagamento in natura, per risalire al cliente violento della prostituta: il telefonino. Dopo la denuncia, venne rintracciato, identificato e portato a processo. Ieri la conclusione della vicenda, per cui la stessa accusa aveva chiesto la condanna ad una pena inferiore (10 mesi), mentre da parte dei giudici del tribunale è arrivata la risposta perentoria: 1 anno e 4 mesi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
