Sicurezza Grattacielo metà dei proprietari non paga le quote
Dovrebbero versare non solo le quote condominiali, ma anche quelle relative ai lavori da effettuare (partendo, secondo indiscrezioni, da una base di circa 5mila euro per ogni proprietario) e...
Dovrebbero versare non solo le quote condominiali, ma anche quelle relative ai lavori da effettuare (partendo, secondo indiscrezioni, da una base di circa 5mila euro per ogni proprietario) e necessari per mettere a norma l’intero edificio. In primo luogo il sistema antincendio (solo per questo servono circa 800 mila euro). Tutto ciò se fossimo in un condominio normale. Ma questo non è un condominio normale, perché siamo al Grattacielo. E quindi ci si può ritrovare nella situazione in cui più della metà dei proprietari non versa le quote che dovrebbe versare. Si può ben immaginare che 196 proprietari non siano esattamente il gruppo più facile da mettere d’accordo. Eppure, Tiziana Davì, amministratrice condominiale del Grattacielo, un’assemblea era riuscita a convocarla: si doveva svolgere il 4 aprile scorso. Sta di fatto che, arrivata con i suoi collaboratori nel luogo prescelto per la riunione, la donna che tiene i conti del Grattacielo si è trovata di fronte una situazione più che difficile: vale a dire l’assenza dei “millesimi” necessari (cioè lo strumento di ripartizione delle spese condominiali: con esse si stabiliscono le quote di partecipazione alle spese ed i diritti di ogni condomino sulle parti comuni), quei 501/1.000 che sono condizione essenziale per lo svolgimento di un’assemblea nel pieno dei suoi poteri (con la maggioranza dei proprietari). Il Grattacielo vive da tempo una situazione complicata. Non c’è soltanto la “turbolenza” di alcuni inquilini a dir poco indisciplinati, tanto da rendere necessario, la scorsa estate, affidarsi ad un’agenzia privata di vigilanza. Negli ultimi giorni la montagna che l’amministratrice condominiale tenta di superare è quella di cui si scriveva all’inizio: il 50 (e più) % dei proprietari non paga il dovuto, quote lavori comprese. E dire che il 6 dicembre scorso l’assemblea ha affidato allo Studio Zambonini il progetto relativo ai lavori per la messa a norma delle 3 torri di cui si compone questo gigante di cemento. L’intero edificio ha bisogno di lavori per la sua messa in sicurezza complessiva: ma a chi affidare questi lavori, se non si riesce a votare il “via libera” formale? L’amministratrice Davì mantiene, come suo stile, la calma. Porta pazienza. Limitandosi a dichiarare: «Mi auguro che presto si possa convocare la riunione nel corso della quale prendere le decisioni che dobbiamo prendere». Tra queste decisioni, una è di fondamentale importanza: valutare le offerte e, di conseguenze, affidare i lavori. Due ditte si sarebbero già fatte avanti per eseguirli. Fase di stallo, dunque. Fase che l’amministrazione spera termini al più presto.
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