Commercio&Finanza Il buco da un miliardo ha devastato la banca
Indagati l’ex direttore Giovanni Coraggio e Raffaele Petrone Le accuse del commissario Blandini sulla finanziaria di Napoli
Pochi si sono soffermati in questi anni, dopo il crac di Carife, sugli errori compiuti dagli ex amministratori. Errori grossolani e macroscopici soprattutto alla lettura delle carte prodotte sulla peggior disavventura economica della Carife, nella sua società controllata, la finanziaria Commercio & Finanza di Napoli, «definita dagli ispettori di Banca Italia un peso pressoché insostenibile a causa delle ingenti risorse finanziarie assorbite, a fronte di una redditività praticamente inesistente», riportano le carte. Era un “pozzo senza fondo”, Commercio & Finanza, invece di produrre soldi, li inghiottiva. Per questo ecco la new-entry dell’inchiesta Carife Bis che vede tra gli indagati l’ex direttore generale, Giovanni Coraggio e indirettamente il manager Raffaele Petrone della FinPosillipo di Napoli, legata a C&F e Carife . Per capire meglio perché è così importante, scomodiamo i numeri elencati negli atti. Che citano il commissario liquidatore Carife, Antonio Blandini (già commissario per Banca Italia di vecchia Carife), che dopo il decreto Salvabanche chiese e ottenne lo stato di insolvenza della banca cittadina (febbraio 2016) dando il via al crac e all’inchiesta penale. Dice Blandini: «alla data del 4 febbraio 2014, l’esposizione di Commercio&finanza verso Carife era superiore ai 950 milioni di euro, dopo aver superato il miliardo e duecentocinquanta milioni del 2010». Commercio & Finanza venne acquisita nel lontano 2002, quando Carife decide di acquisirne l’intero capitale sociale: era, come ritenevano allora in Carife, un affare colossale. E rientrava nel piano di sviluppo teso ad espandere la presenza della Cassa in nuovi settori e territori: il leasing immobiliare e a Napoli, verso il Sud. Una velleità (guardando con la lente di oggi) quella operazione, voluta dalla Carife di allora per far far fare il salto a Carife: non più una piccola (ma solidissima) banca, ma addirittura la capogruppo di un Gruppo bancario nazionale. «E’ evidente che piani di tale portata - scrive Blandini - devono essere attentamente ponderati, prudentemente messi in atto, affinché non divengano, invece, la causa di una irreversibile crisi finanziaria e patrimoniale come avvenuto nel caso di Carife». I primi scricchioli arrivano nel 20110, quando «l’investimento di oltre un miliardo e 200 milioni di euro si è rivelato un fardello insopportabile per una banca di dimensioni modeste come quella ferrarese». Commercio &Finanza prestava soldi in leasing immobiliare, lo faceva sul valore del bene dato in garanzia. Peccato che con la crisi immobiliare e con i valori di mercato di quei beni dati in garanzia, andati a picco, i contratti di leasing sono saltati - nessuno pagava più - vista l’impossibilità di recupero: «conseguentemente - sottolinea Blandini - il pregiudizio per l’unica finanziatrice di Commercio & Finanza, è stata devastante». Negli anni, e soprattutto dal 2006 in poi, i vari dirigenti e cda hanno tentato di salvare il salvabile. Cercando soprattutto di vendere (svendere) la zavorra di Commercio & Finanza, senza riuscirci. Dalla fine del 2009 in poi, spiega perentorio Blandini, «dopo 5 anni di scenari volti ad escogitare il modo di rivolvere il problema di Commercio & finanza, si è tergiversato ulteriormente sulle soluzioni». Alla fine, Commercio & finanza, con decreto del Mef (ministero economia e finanza) il 5 giugno 2014 ha deciso l’amministrazione straordinaria di C&F «per gravi irregolarità e violazioni normative, nonché per gravi perdite del patrimonio». A pagarne le conseguenze Carife. Per il buco mai ripianato. Ed ora le conseguenze penali sono distribuite ad ex dirigenti e amministratori. Anche sul fronte civile: il buco di Commercio & finanza compare nell’azione di responsabilità davanti al tribunale delle imprese: centinaia di milioni di danni.
Daniele Predieri
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