La grande bancarotta. Altri nove indagati
Nel crac 2007-2013 anche Galliera, Puglioli, Reggio e Sette
FERRARA. E’ un nuovo terremoto, sul crac Carife e si è concretizzato in questi giorni con l’ultima proroga indagini che dovranno scadere non oltre l’autunno 2018: proroga notificata agli ex amministratori di Vecchia Carife, per la malagestione dal 2007 al 2013, quando Banca Italia disse “stop” e decise di commissariare la banca cittadina. Terremoto perchè l’inchiesta si allarga, diventa una maxi-inchiesta che chiameremo Carife Bis per distinguerla dall’altro filone, Carife Uno, concluso con il processo fissato al 18 giugno prossimo sul crac aumento di capitale.
Diventa una maxi inchiesta
Nei nuovi atti compaiono altri nove indagati (almeno quelli elencati), mentre nelle migliaia di pagine depositate alla procura sono in corso verifiche su altrettante 99 persone, tra società, banche esterne e tutti coloro che hanno avuto rapporti con vecchia Carife e soprattutto ottenuto finanziamenti mai rientrati. Gli indagati, adesso, secondo l’elenco degli inquirenti sono 34: ai primi 25 che dal luglio 2016 sono iscritti nel registro indagati della procura per i reati di bancarotta fraudolenta per dissipazione e per distrazione, se ne sono aggiunti altri nove.
Tra vecchi e nuovi indagati
Tra questi c’è una ri-entry, i dirigenti di vecchia Fondazione Carife, Piero Puglioli e Guido Reggio già indagati e poi archiviati per il crac-aumento di capitale. Tra gli altri anche dirigenti tecnici di Carife, Michele Sette (anche imputato nel crac Carife Uno) e la novità, il nome di Gabriele Galliera, uno degli uomo più in vista in Carife, direttore commerciale della banca. Quindi le new-entry in assoluto sono l’ ex dirigente della finanziaria Commercio e finanza di Napoli, Giovanni Coraggio e il finanziere napoletano Raffaele Petrone, della FinPosillipo, società che aveva rapporti con Commercio e Finanza e che partecipò anche all’aumento di capitale di Carife. Commercio e Finanza è la società che Carife acquistò nei primi anni 2000, e che diventò con l’esposizione documentata e denunciata dal commissario Antonio Blandini, di 1 miliardo e 200 milioni di euro, la vera zavorra di Carife.
Tra i nuovi indagati anche i vertici di CariCesena: Germano Lucchi, Maurizio Teodorani e Adriano Gentili, per i rapporti avuti con Carife e per altri fatti-reato slegati al crac-aumento di capitale, per i quali sono già imputati per bancarotta nel processo del giugno prossimo, il Carife Uno.
«Quali le cause del dissesto?»
L’inchiesta di procura e Guardia di finanza, come ribadiscono gli inquirenti nell’atto di proroga, deve «verificare le cause del dissesto e più in generale le eventuali condotte di rilevanza penale nella gestione della banca, nel corso degli anni». Una indagine complessa, un vero rompicapo giudiziario dovuto al fatto che le indagini hanno portato gli inquirenti a raccogliere riscontri ora selezionati in migliaia e migliaia di pagine: solo i nuovi documenti presentati un mese fa, sono racchiusi in oltre 11 faldoni e questo sarebbe il quinto deposito documentale, per dare l’idea della mole di carta da studiare e valutare.
Ecco tutti gli altri 15 indagati
Oltre ai nove nuovi indagati, compaiono gli altri 25, individuati già dal luglio 2016 quando venne aperta l’inchiesta Carife Bis: primo tra tutti, non solo in ordine numerico, Gennaro Murolo, direttore generale di Carife per oltre 10 anni e quindi Alfredo Santini, presidente che, alla Nuova Ferrara, dopo il crac, diceva di esser stato un “credulon”, di essersi fidato: ora sappiamo perchè.
Tutti i vertici e cda sotto accusa
Indagati anche i vertici che si sono succeduti negli anni: l’ex dg Giuseppe Grassano (rimasto appena un anno su incarico consigliato da Banca Italia a Carife per rimetterla in piedi, e se ne andò sbattendo la porta perchè non glielo permisero). E quindi Daniele Forin e Sergio Lenzi, vertici succeduti alla gestione storica Murolo-Santini. Poi i membri del vari cda dagli anni 2007 al 2013: gli ex consiglieri Tiziano Artioli, Marco Berti, Antonio Bondesani, Andrea Calamanti, Aleandro Capatti; Giuseppe Vancini, Simonetta Talmelli, Riccardo Fava, Paolo Govoni, Mario Guidi, Ennio Manuzzi, Massimo Marchetti, Teodorico Nanni, Corradino Merli e Renzo Ricci. Poi i sindaci Paolo Lazzari, Luigi Argentini e Valter Bignozzi, Stefano Leardini e Marco Massellani.
Il reato generico? Gli atti parlano di bancarotta fraudolenta per aver «distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato i beni di Carife», con l’aggravante della cifra del buco.
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