Fondazione Carife e le garanzie sfumate alla Banca d’Italia
«Disposti a coprire 87 milioni di aumento», poi il dietro front In una lettera del 2011 dubbi sui vertici Puglioli e Reggio
Nel crac Carife, in entrambe le tranche di inchiesta di procura e Guardia di finanza, la posizione di Fondazione Carife è ancora tutta da chiarire, nonostante i suoi due massimi ex dirigenti Piero Puglioli e il segretario Guido Reggio (ribadiamo che parliamo della vecchia Fondazione, non di quella attuale) siano già stati archiviati dal crac-aumento di capitale, ma - lo ricordiamo - per una sorta di insufficienza di prove. Resta comunque un fatto ritenuto fondamentale per capire i passaggi che portarono all’aumento di capitale da 150 milioni, già sotto processo dal 18 giugno prossimo con 12 imputati, aspetti e dubbi che comunque potrebbero rientrare nell’inchiesta sul crac dal 2007 al 2013. Prima occorre fare una premessa: al momento non si conoscono le contestazioni che hanno portato ad indagare di nuovo Puglioli e Reggio per il crac Carife bis, che gli stessi difensori interpellati non possono conoscere visto che l’indagine, a parte gli atti di proroga, è ancora del tutto coperta. Emerge tuttavia dalle carte del crac Carife una lettera che venne inviata da Carife il 31 gennaio 2011 (l’aumento partirà nel maggio-giugno), sollecitata da Banca Italia, che chiedeva chiarimenti e garanzie sui sottoscrittori dell’aumento. Carife comunicava che i soggetti interessati a sottoscrivere l’aumento di capitale - rammenta il commissario Blandini ai magistrati - erano «la Fondazione per 87 milioni di euro, altri soggetti istituzionali per 27 milioni e Finanziaria Internazionale per 35.7 milioni». Comunicazione approvata e ratificata dal cda Carife il 1 febbraio. Insomma, Fondazione dà garanzie impegnative (metà dell’aumento di capitale da 150 milioni) e in una lettera precedente, inviata da lei stessa a Banca Italia, Fondazione dichiarava che «avrebbe provveduto a compiere “ogni ragionevole sforzo al fine di raggiungere il condiviso obiettivo di ripatrimonializzazione della Cassa». Alla fine, però, «contrariamente alla documentazione esibita a Banca Italia e nonostante precisi impegni (sollecitati da Banca Italia) e le disponibilità di Fondazione e altri soggetti, l’andamento è stato totalmente diverso». Solo coi risparmi dei ferraresi - la clientela retail - si raggiunse la cifra di 150 milioni. «E - ribadisce Blandini in tono accusatorio - neppure una azione è stata sottoscritta da Fondazione Carife». Puglioli e Reggio, non l’hanno fatto prima: indagati si sono avvalsi di non rispondere, lo dovranno spiegare adesso il perchè. (d.p.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
