Demansionata dipendente Inail condannato dal giudice
Sindacato avvisato con troppo ritardo sulla richiesta di trasferimento e sul demansionamento di una dipendente Inail. Per questo motivo è scattata la condanna a carico dell’istituto di Ferrara e...
Sindacato avvisato con troppo ritardo sulla richiesta di trasferimento e sul demansionamento di una dipendente Inail. Per questo motivo è scattata la condanna a carico dell’istituto di Ferrara e Ravenna, ufficio diretto da Alfio Sarain, per comportamento antisindacale nei confronti della Uil-PA. La sentenza è stata emessa il 12 aprile scorso dal giudice Monica Bighetti, del Tribunale del Lavoro di Ferrara. A motivare il provvedimento, il mancato rispetto di un accordo nazionale sulle informazioni da fornire al sindacato sul trattamento degli esuberi. Sulla stessa questione si era già espresso il giudice di primo grado che nel 2017 aveva condannato l’Inail di Ferrara e Ravenna (3mila euro per spese legali). Il 27 novembre dell’anno scorso l’Inail aveva presentato ricorso. Il motivo della contesa riguarda il demansionamento di una dipendente dell’istituto di Ferrara in seguito ad un piano di riorganizzazione interna che ha prodotto esuberi per il ruolo di funzionario dopo il declassamento della sede Inail di Ferrara, accorpata a quella di Ravenna. Il percorso per il riassorbimento delle posizioni in eccesso è stato oggetto di un accordo sindacale nazionale firmato il 20 aprile 2017 che prevedeva il monitoraggio della procedura e la comunicazione di «opportuna e specifica informativa alle organizzazioni sindacali». Tre erano le posizioni di I livello coinvolte dalla riorganizzazione a Ferrara, due delle quali sono state confermate. Per la terza, il 23 maggio 2017 l’Inail ha chiesto al sindacato Uil-PA l’autorizzazione a trasferire la dipendente, membro Rsu, in una posizione di pari livello a Faenza. La funzionaria ha saputo quindi, dopo un accesso agli atti, che era stata collocata in “esubero”. La mancata accettazione del trasferimento (il sindacato si era opposto per non aver ricevuto un’informazione tempestiva) ha fatto scattare il demansionamento della dipendente (che l’ha impugnato) da I a II livello. Per il giudice l’Inail ha violato l’accordo sull’obbligo di informativa al sindacato. Da qui la condanna (4mila euro per spese legali). «L’Inail ha sprecato 7mila euro - dichiara il segretario provinciale Uil-PA, Fabio Izzi - per difendere una scelta che andava contro un’intesa firmata dall’istituto. La Corte dei conti non avrà nulla da ridire?». (gi.ca.)
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