Sangue infetto, pagati altri tre indennizzi
I pazienti sono deceduti, agli eredi liquidata la somma di oltre 77mila euro Tutti si sono ammalati decenni fa, quando le trasfusioni non erano sicure
Si può essere contagiati da bambini e morire decenni dopo, quando si è diventati padri o nonni. La tragedia del sangue infetto, che ha colpito decine di migliaia di pazienti in Italia, continua a seminare lutti e a innescare cause civili in tutto il Paese.
Negli ultimi giorni l’Asl di Ferrara ha liquidato gli indennizzi previsti dalla legge 210/92 agli eredi di tre pazienti che si sono ammalati molti anni fa e sono deceduti nel 2012, 2015 e 2016. Sono alcuni dei casi seguiti dallo studio ferrarese Ressa-Gatto, che ha affiancato circa 700 persone o le loro famiglie nelle azioni legali avviate per i danni biologici causati da trasfusioni di sangue non sicure. Tra gli anni ’70 e il 1990 le sacche infette hanno contagiato centinaia di pazienti in provincia che si sono ammalati di epatite B o C, sono diventati sieropositivi o hanno contratto l’Aids.
Negli anni successivi i controlli sul sangue donato e sugli emoderivati hanno consentito di ridurre progressivamente il rischio a un livello molto basso: da oltre 10 anni, ha dichiarato nel 2017 l’Istituto Superiore di Sanità, in Italia non risultano segnalazioni di infezioni provocate da trasfusioni di sangue infetto. Ma i pazienti giunti a contatto, decenni fa, con i virus responsabili delle infezioni hanno continuato ad aggravarsi. Uno dei tre casi di indennizzo erogato dall’Asl riguarda una persona morta all’età di circa 50 anni, talassemico, che ha contratto l’epatite in gioventù da trasfusioni di sangue. La persona è deceduta nel febbraio di due anni fa, i genitori hanno chiesto l’indennizzo previsto dalla legge 210 ottenendo la liquidazione di 77.468 euro in un’unica soluzione (in alternativa la legge prevede il versamento di un assegno di reversibilità per 15 anni). La commissione medica ospedaliera di Padova ha riconosciuto il nesso di causalità tra l’infermità, provocata dalla trasfusione, e il decesso. Lo stesso iter intrapreso dalle altre due famiglie: in un caso l’erede è la moglie del deceduto, nell’altro il marito. «Nei casi che abbiamo trattato - ricorda l’avvocato Angelo Ressa - abbiamo chiesto l’indennizzo e la rivalutazione della somma». Una parte dei 700 pazienti assistiti dallo studio legale ha deciso di esercitare anche un altro diritto: la richiesta di risarcimento di 100mila euro consentita da una legge del 2014. Finora sono state circa 250 le domande presentate, in buona parte già accolte.
Gioele Caccia
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