«Crac Cmr, sei anni a Caravita»
La requisitoria del pm Cavallari: chieste sei condanne oltre a quella dell’ex direttore, e un’assoluzione
FERRARA. Sei anni per l’ex direttore generale Pier Bruno Caravita, richieste via via meno pesanti per gli altri imputati con l’eccezione di Carlo Fossati, che si è visto cancellare ogni contestazione. È questa la conclusione del pm Isabella Cavallari nel processo per il crac Cmr, formulata ieri pomeriggio dopo una requisitoria di quasi due ore. Per la rappresentante della pubblica accusa, in sostanza, restano in piedi tutti e 21 i capi d’imputazione per le bancarotte assortite che sono state contestate agli imputati, e che corrispondono ad altrettante operazioni svolte da Caravita e dagli imprenditori finiti con lui a processo, tra i quali il ravennate Paolo Conforti, negli anni precedenti il crollo dell’ex colosso argentano delle costruzioni, dichiarato fallita nell’aprile 2011 con un buco di 40 milioni di euro. Una girandola di compravendite immobiliari e di quote societarie che, ha inteso ribadire l’accusa, hanno avuto l’effetto di sottrarre risorse alla società, a discapito degli oltre 300 creditori.
Cavallari, che ha sostituito nella gestione dell'accusa Nicola Proto per le ultime udienze, ha ricostruito tutte queste vicende, con richiami frequenti alle memorie e alla documentazione. Il meccanismo delle operazioni da lei descritte era più o meno sempre lo stesso: la Cmr veniva svuotata di asset immobiliari e quote di società attraverso vendite alle aziende degli imprenditori complici di Caravita, con pagamenti che avvenivano in maniera parziale, o non avvenivano affatto. In un’occasione, il passaggio di mano del preliminare per l’albergo ravennate Holiday Inn, il valore della cessione fissato in 6.767.000 euro venne pagato per oltre 4,6 milioni con immobili della Generali Investimenti, e il resto in assegni che però, ha riferito il pm, non vennero mai saldati. Non solo: secondo l’accusa i due asset venduti a Cmr, un immobile a Novara e un terreno a Lido Adriano, gravati di mutuo, vennero ipervalutati tanto che il risultato netto nell’operazione risultò per la coop argentana in perdita per 280mila euro. Un’altra tipologia di operazioni è ben rappresentata dal caso del polo commerciale Porta Malatestiana, che già nel 2008 aveva fruttato a Cmr un credito di 7,9 milioni a fronte di lavori effettuati, ma invece di pretendere la riscossione di questo importo, Caravita decise di proseguire nel cantiere fino ad accumulare un credito di quasi 13,7 milioni, mai riscosso. Il fallimento Cmr non riuscì poi nemmeno ad insinuarsi nel crac Malatestiana.
La parte conclusiva della requisitoria, dunque, ha messo in rilievo la figura centrale di Caravita, non solo come direttore generale ma anche, ha detto il pm, «per i doveri etici» nei confronti delle coop e dei tanti posti di lavoro perduti. Sei anni di reclusione è la richiesta per lui; per Paolo Conforti (Gruppo Nettuno) la pm ha chiesto 4 anni e 3 mesi; Gianni Fabbri (Ecis Coop) 3 anni e 9 mesi; Maria Giulia Scozzoli, compagna di Conforti e referente di Marina Estate, 3 anni e 3 mesi; Romolo Rago (Edilglobo) 3 anni e 2 mesi; Sabato Nocerino (Vega Coop) e Natalina Perri (Nuova Edil) 1 anno e 1 mese.
Per Fossati, presunto prestanome di Conforti, richiesta di assoluzione per non aver commesso il fatto.
Stefano Ciervo
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