L’educatore: i genitori sono disarmati
Il bullismo elettronico ha le sue ragioni che il bullismo tradizionale non conosce. Una decina d’anni fa i social network erano solo nella mente del dio Zuckerberg; da allora in avanti i molestatori...
Il bullismo elettronico ha le sue ragioni che il bullismo tradizionale non conosce. Una decina d’anni fa i social network erano solo nella mente del dio Zuckerberg; da allora in avanti i molestatori hanno trovato una strada lastricata verso la (ben meschina) gloria, ai danni altrui. Mettendo in crisi le competenze di mamma e papà, ma pure quelle di chi il fenomeno lo studia.
«Certo che se mi metto in piazza Savonarola a urlare qualcosa di grave ai danni una persona riusciranno a sentirmi in 10, al massimo in 20 - spiega un operatore di Promeco, l’agenzia del Comune che si occupa nelle scuole di prevenire i comportamenti devianti tra i giovani –. Altra cosa è se metto online del materiale diffamatorio: la platea che posso raggiungere è decisamente più alta, così come posso creare danni molto più notevoli all’immagine del soggetto offeso».
Ecco la parola d’ordine: immagine, «che sappiamo essere particolarmente sentita al giorno d’oggi», osserva l’esperto. In passato si associava al concetto quello di onore e c’erano più remore a mettere sulla pubblica piazza i conflitti, le liti, le minacce. «Vent’anni fa – sostiene l’educatore professionale – la società tendeva a contenere di più il bullismo e i fenomeni ad esso assimilabili. Aveva meno gradienti tra due eventi estremi: si spingeva al silenzio e a tenere sottobosco, con il rischio di far precipitare tutto in esplosioni e atti devastanti».
Ora ad aiutare c’è un universo di esperienze, coltivate nello studio scientifico del bullismo, che rende possibile intercettare il malessere dei ragazzi, tuttavia ciò si incrocia con una disgregazione familiare “in fieri”, avvistabile al massimo grado nelle difficoltà da parte dei genitori di maneggiare tutto quanto è internet e soprattutto social. «Non dico che sottovalutano quel che succede ai loro figli in rete – dice l’operatore di Promeco – però mi sembra non siano del tutto consapevoli dei pericoli di un uso smodato dello smartphone. Non essendo la nostra una generazione “nativa digitale”, le difficoltà a interagire con i dispositivi più moderni sono evidenti. Il solco va ricucito». Poi arriva quel social, Snapchat, che fa scomparire le immagini e le foto appena dopo l’invio. Più privacy ma anche più possibilità di far perdere le proprie tracce. Che dio Mark e i suoi fratelli ce la mandino buona. (f.t.)
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