Spiagge non all’asta Parola di Bolkestein
Il padre della direttiva regala una speranza ai balneari «Le concessioni sono un bene e non un servizio»
LIDO DEGLI ESTENSI. L’incontro dal tema “L’euro, l’Europa e la Bolkestein spiegate da Mr. Bolkestein”, ha richiamato, ieri pomeriggio, nella sala audizioni dei gruppi parlamentari a Roma, operatori del settore balneare, sospesi da oltre un decennio nel limbo di una riforma, ancora in divenire. Dalla costa comacchiese sono partiti alcuni titolari di stabilimenti balneari, tra i quali Nicola Spinabelli, presidente della Cooperativa degli stabilimenti balneari dei Lidi Estensi e Spina.
«Per tre volte il signor Bolkestein, padre della arcinota direttiva comunitaria che porta il suo nome - ha dichiarato in serata Spinabelli -, ha ribadito che non sa come mai anche le concessioni demaniali siano state inserite nella direttiva. La concessione è un bene, non è un servizio Noi abbiamo partecipato all’incontro con Donnedamare, ma tutti i colleghi presenti hanno concordato nella necessità di rivedere l’applicazione della direttiva comunitaria nel nostro Paese». Ha preso la parola in aula, tra gli altri, anche il presidente nazionale di Assobalneari, Fabrizio Licordari, titolare del bagno Flamingo di Porto Garibaldi. «Noi consideriamo questa giornata -conclude Spinabelli - una pietra miliare nell’applicazione della direttiva Bolkestein. Alla luce dei chiarimenti ottenuti oggi dallo stesso Bolkestein, è necessario che la politica metta mano alla questione con la massima urgenza».
A sostegno degli operatori balneari che hanno partecipato all'atteso faccia a faccia anche Maura Tomasi, deputata del Carroccio, eletta il 4 marzo scorso. Anche Cna Balneatori fa sentire la propria voce attraverso Luca Grandini, responabile provinciale di Cna Turismo e Commercio. «Da quando è entrata in vigore la direttiva - spiega Grandini -, è stato compiuto un percorso di analisi giuridica importante. Il bene demaniale non è un bene che scarseggia. Ci sono tratti di costa che possono essere mandati all’asta, perché privi di concessione. Tutti hanno timore della messa all'asta delle loro concessioni - prosegue Grandini - e su questo noi siamo assolutamente contrari. Non ha senso che ci siano aste per le concessioni demaniali, visto che non c’è scarsità del bene spiaggia».
Tutte le delegazioni che hanno preso parte all'incontro, hanno convenuto sulla necessità, non procrastinabile, per il nuovo Governo di assumere una posizione definitiva a tutela di oltre 30mila imprese balneari italiane.
Katia Romagnoli
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