La Nuova Ferrara

Ferrara

L’appello dei carabinieri: prof e genitori, chiamate

di Daniele Predieri

Il comandante Desideri invita a denunciare i casi sospetti

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Blitz antidroga davanti alle scuole, gli arresti della settimana scorsa contro la baby gang ma dietro le attività investigativa e repressive c’è anche tanta, tanta prevenzione: «Ogni anno andiamo nelle scuole per insegnare la cultura della legalità - spiega il comandante Gruppo carabinieri di Ferrara, Andrea Desideri -. Incontriamo studenti, ci confrontiamo con loro e spesso ci sommergono di domande. I feedback, i risultati di queste attività? Tante scuole che non erano riuscite a programmare incontri ci chiamano poi per andare a parlare con i loro studenti».

Cultura della legalità che va dall’educazione sulle droghe al rispetto delle regole basilari, fino al bullismo e alla criminalità minorile, tutto ciò che rientra nelle nuove e aggiornate attività dell’Arma dei carabinieri contro le violenze di genere, mentre le nuove leggi hanno dato strumenti nuovi all’Arma. Prevenzione, sì, ma quando un genitore si trova in difficoltà (il figlio bullizzato o aggredito, perseguitato o tanto altro), da comandante carabinieri Ferrara, lei colonnello Desideri cosa gli suggerirebbe di fare, chi chiamare, come attivarsi?

«Chiunque abbia un problema, sicuramente non deve sottacere ma anche avere umiltà di confrontarsi con operatori di polizia giudiziaria, recarsi presso un comando carabinieri per rappresentare ciò che è accaduto: non è detto che un genitore abbia quella sensibilità per poter gestire il problema colpito nel proprio intimo. Genitori che si rendessero conto di ciò che sta accadendo, per le donne per atti persecutori o stalking o situazioni che turbano i figli, debbono denunciare, rappresentare il problema alle forze di polizia». Questo ai genitori: agli altri - scuola e istituzioni - quali istruzioni per l’uso? «Allo stesso modo, questa condotta debbono adottarla gli insegnanti e nel caso, con la loro gerarchia, presidi o provveditori, segnalino ai nostri comandi qualsiasi situazione al limite».

Ma spesso si tratta di situazioni evidenti, è facile attivare un segnale d’allarme, ma quando vi sono casi limite borderline cosa fare? «Penso che ognuno abbia un ruolo e che oltre a forze di polizia e magistratura ritengo che altri enti debbano svolgere il proprio compito in maniera sinergica con tutti noi operatori per valutare se si configurino ipotesi di reato. Oppure, parlando di bullismo, verificare dalle prime indicazioni se si tratta di episodi di tale natura o eccessiva goliardia: è un terreno molto sensibile e comunque diamo indicazioni ai nostri comandi di avere la massima attenzione».

Ma il fenomeno del bullismo sembra più in crescita: «E’ un fenomeno che rientra nella macroarea di violenza di genere, delle varie forme di violenza per cui sin dal 2013 (introduzione della nuova legge detta contro il femminicidio, ma contro violenze su minori e donne, ndr) l’Arma si è dotata di una rete nazionale di monitoraggio e sono state individuate figure al suo interno dell’Arma con elevatissima specializzazione: personale che possa assistere e fornire collaborazione alle vittime, che siano minori o donne o anche genitori toccati nel loro io, questo è un valore aggiunto».

Ma a Ferrara cosa si sta facendo? «A livello provinciale anche noi abbiamo queste figure con capacità e conoscenze per gestire violenze di genere: non solo bullismo, ma anche ciò che sta facendo breccia, il cyber bullismo. E ancora maltrattamenti in famiglia, o per episodi che sfociano in stalking: lo sforzo istituzionale si è concretizzato ad esempio con la sezione atti persecutori nazionale al Racis».

Insomma occorre correre al passo dei tempi che corrono. Serve repressione ma tanta prevezione come dicevamo da subito. E per farla, per adeguarsi alle vittime anche di non reati, occorrono strumenti. Un esempio? «Anche a Ferrara ci siamo dotati di sale protette: “Una stanza tutta per sè”che consente ad operatori, personale specializzato o comandanti di stazione di turno di gestire la raccolta di informazioni in un ambiente particolare».

Uno strumento innovativo, spiega e conclude il colonnello Desideri: «Dal punto di vista emozionale studi e ricerche sviluppate dicono che l’ambiente dove va gestito il momento emozionale (che sia un minore, uno/una stalkizzato/a o di persona turbata) necessita una ambientazione giustamente appropriata, dove non percepire di esser all’interno di strutture di polizia o davanti ad operatori di polizia: si parte dalla colorazione delle pareti al tavolo di cristallo che deve essere di vetro, per eliminare la distanza con la “vittima”: misure mirate per aver la fiducia di chi ha subito una violenza».



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