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Mr Bolkestein salva i bagni Ma serve subito una legge

di Annarita Bova
Mr Bolkestein salva i bagni Ma serve subito una legge

Il padre della direttiva sulle aste dà la sua interpretazione: non vale per le spiagge Fermare il conto alla rovescia si può? La Regione: sì, ma non bastano le parole

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LIDO ESTENSI. La direttiva Bolkestein non si dovrebbe applicare agli stabilimenti balneari e nemmeno ai mercati ambulanti. Dopo dodici anni di polemiche, tira e molla, proteste e lacrime, il signor Bolkestein in persona è arrivato in Italia a far luce, invitato dagli stessi operatori che chiedono adesso risposte concrete da parte della politica. Anche perché Bolkestein è stato chiaro: le spiagge così come i mercati sono beni e non servizi. E questo, a dire il vero, i balneari lo dicono da sempre, ma la legge c’è e le parole del politico olandese, per quanto belle da ascoltare, restano tali. Perché quello che serve è una legge per evitare la procedura di infrazione. Il sistema italiano, così come organizzato, è in contrasto con la normativa comunitaria in tema di concessioni ed in particolar modo con la Bolkestein, appunto. L’adeguamento alla direttiva è un procedimento legislativo abbastanza complesso perché richiede la modifica o l’abrogazione delle norme con essa incompatibili, l’adozione di quelle mancanti, la tutela di diritti nel frattempo sorti. Si tratta, dunque, di un percorso graduale che, nel caso di specie, è iniziato nel 2010 e che dal 2020 cambierà in modo definitivo il modello delle concessioni del demanio marittimo. L’adeguamento alla normativa europea ha condotto ad un sistema di liberalizzazioni prorogando le concessioni fino al 31 dicembre 2020. Da quella data la concessione delle spiagge e del demanio marittimo saranno messe all’asta.

«Siamo contenti della parole di Bolkestein – dice l’assessore al Turismo della regione Emilia Romagna Andrea Corsini – le considerazioni espresse sono assolutamente importanti ed autorevoli ma le istituzioni si esprimono per atti formali. Quindi la cosa giusta ora sarebbe una indicazione espressa e formale da parte della Commissione Europea».

Bolkestein ha parlato mercoledì in un convegno organizzato da un’associazione di donne titolari di stabilimenti, Donnedamare, e da esponenti del centro-destra cui era presente anche la deputata comacchiese Maura Tomasi, che da sempre porta avanti la battaglia. «In virtù della concessione i concessionari demaniali possiedono suolo e strutture, quindi la concessione è un bene, non è un servizio - scandisce Bolkestein - non vedo come una concessione demaniale possa essere considerata un servizio».

Insomma, Bolkestein potrebbe aver aperto una porta ma ci deve essere la precisa volontà di cambiamento. E bisogna anche accelerare perché l’Europa, che ha già detto che si deve andare alle evidenze pubbliche e ha bocciato le proroghe, potrebbe indispettirsi e fare scattare ancora la procedura di infrazione.

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