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polemica sulla sanità

Polo di Cona, tre esposti del M5s: «Sprechi per 100 milioni di euro»

Polo di Cona, tre esposti del M5s: «Sprechi per 100 milioni di euro»

Ferrara, sono stati inviati all'Anac, alla procura e alla Corte dei Conti e riguardano il mancato finanziamento Inail da 65 milioni e i 30 milioni di euro programmati ma mai incassati da vendite immobiliari

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FERRARA. Procura della Repubblica, Corte dei Conti e Autorità nazionale per l’anti-corruzione sono i destinatari dell’esposto che Raffaella Sensoli, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, ha presentato in questi giorni sul caso del “buco” da oltre 100 milioni di euro che secondo il M5S sarebbe stato generato durante i lavori di realizzazione dell’ospedale di Cona. Una questione sulla quale la consigliera pentastellata indisse nel gennaio scorso una conferenza stampa a Ferrara nella quale denunciò pubblicamente l’esistenza del consistente ammanco. «I chiarimenti che ci aspettavamo da parte della Regione non sono mai arrivati, anzi. Le risposte che ci sono state fornite non hanno fatto altro che confermare la nostra tesi. Per questo – spiega Raffaella Sensoli – abbiamo deciso, così come avevamo annunciato, di portare tutte le carte in nostro possesso in Procura e segnalare il caso sia alla Corte dei Conti che all’Anac in modo che si possano fare tutti gli accertamenti del caso». La tesi contenuta nel triplo esposto presentato dalla consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle è che la realizzazione dell’ospedale si è basata su un vero e proprio sistema di finanza creativa,  «sostenuto con un debito e non con reali investimenti pubblici».

 Il riferimento è sia al finanziamento che l’Inail si era impegnata a versare nelle casse dell’Azienda ospedaliera negli anni in cui l’ospedale era ancora in costruzione (oltre 65milioni di euro che però non arrivarono visto che nel 2012 l’istituto decise di non procedere all’acquisto dell’immobile) e sia al mancato incasso dei soldi (30 milioni di euro) provenienti dalla vendita di immobili di proprietà dell’azienda ospedaliera, mai realizzata, nell’area dove sorgeva l’ex ospedale Sant’Anna di corso Giovecca. «Nelle varie risposte alle nostre interrogazioni sia la Regione che l’azienda ospedaliera hanno fornito delle spiegazioni incomplete e totalmente inesatte – aggiunge Raffaella Sensoli – In tutti gli atti citati la spesa “a debito” nella presunzione delle entrate “certe” INAIL sono infatti precedenti alla comunicazione di recesso unilaterale Inail dell’agosto del 2012; successivamente a tale data non solo non si è proceduto a ricorrere contro la decisione dell’Inail, ma si è continuato a spendere in spesa corrente ed a citare nelle deliberazioni, negli atti, persino nel certificato di collaudo, l’esistenza di questo finanziamento ormai inesistente. Persino nella delibera di approvazione del collaudo, a quattro anni dall’ormai chiara volontà dell’Inail di non portare a termine la procedura di acquisto di una parte dell’ospedale – prosegue Sensoli - è riportata la cifra come un’entrata certa mentre tutti ormai sapevano che non lo era più. Ecco perché  crediamo che a pronunciarsi su questa vicenda debba essere la magistratura e i giudici contabili in modo da dissipare ogni dubbio su quello che a nostro avviso resta uno dei più grandi scandali della sanità della nostra regione. Il nostro obiettivo è quello che il bilancio dell’azienda ospedaliera venga sanato con risorse regionali, azzerando così la grave posizione debitoria nata dai casi che abbiamo svelato, e garantire così ai cittadini quella garanzia sanitaria che meritano all’interno di Cona».

Ma la Regione aveve respinto accuse e aregomentazioni. «Nessuna sofferenza di bilancio o di cassa è stata indotta sull’azienda ospedaliera, né dal punto di vista economico né finanziario – aveva affermato in gennaio ’assessorato alle Politiche della Salute - e i tempi di pagamento dei fornitori sono in linea con i parametri di legge». Sui 65 milioni dovuti dall’Inail «la Regione ha provveduto ad anticipare la somma prevista a carico dell’Istituto all’azienda ospedaliera e i rapporti con l’Istituto sono proseguiti e proseguono positivamente. A giugno Inail ha ribadito il proprio interesse a compartecipare alle spese per la costruzione del nosocomio ferrarese e, attualmente, sono in corso le valutazioni tecniche di idoneità».

«Nel bilancio sanitario regionale sono state comunque accantonate risorse a scopo prudenziale – aveva annunciato l’assessorato regionale - per fronteggiare anche un eventuale esito non positivo del cofinaziamento Inail, per un importo pari a 65 milioni». Una corretta gestione delle variabili di bilancio «evita che ciò si traduca in effetti negativi di alcun tipo, tantomeno su soggetti esterni quali sono le banche». Per i 30 milioni da alienazioni «la Regione, con la legge 14/2010, ha erogato finanziamenti in conto capitale all’azienda ospedaliera, appunto per un ammontare di 30 milioni di euro». I proventi da cessioni, se e quando saranno realizzati, saranno «uno strumento per disporre di ulteriori risorse per investimenti futuri».

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