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bulli in classe

Il provveditore "assolve" l'istituto: non nasconde

Il provveditore "assolve" l'istituto: non nasconde

Desco (Dirigente provinciale): rapporto costante e quotidiano sui casi difficili. Problema enorme e trasversale. Ma i casi gravi si contano sulle dita di due mani

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FERRARA. La scuola abbandonata dalla ragazzina 12nne dopo aver denunciato assieme ai genitori atti di bullismo, e dove sono stati segnalati altri episodi di questo genere (il giubbino finito nel water, botte con i manici di scopa tra ragazzini), è «in rapporto costante e quotidiano» con la Direzione scolastica provinciale, anche su queste vicende. Quindi non si può proprio dire che quella scuola «nasconda la polvere sotto il tappeto», formula usata dai genitori dei ragazzini vittime di questi episodi. È questo il succo dell’intervento di Giovanni Desco, da circa un anno dirigente dell’ex Provveditorato, un ufficio che non ha più i vasti poteri di un tempo sugli istituti scolastici, mantenendo però funzioni di controllo. E gli episodi gravi a livello provinciale si contano «sulle dita di due mani».

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Lei avrà letto la lettera della ragazzina e la risposta degli ex compagni di classe, gli interventi dei genitori e i commenti di vario tenore. Ha avuto contatti diretti con il dirigente scolastico su queste vicende?
Stiamo parlando in generale di un tema gigantesco. La cornice è che le scuole da parecchi anni sono autonome nelle loro decisioni, mentre il nostro ufficio ha mantenuto il compito di assicurare consulenze, coordinamento e vigilanza. Nello specifico di queste vicende, stiamo interloquendo con l’istituto in questione, il rapporto è costante e quotidiano. Va detto che quella scuola non da oggi ha attivato iniziative e procedure d’intervento da mettere in campo per affrontare questi problemi. Quindi non si può proprio dire, come ho letto in questi giorni, che lì si voglia “nascondere la polvere sotto il tappeto”. Né in termini generali, né sulla questione specifica.
Uno dei ragazzi coinvolti nella vicenda baby gang pure frequenta questo istituto. C’è un problema legato ad una singola scuola o bisogna allargare il campo?
Proprio il fatto che siano emersi episodi di gravità così diversificata, in una scuola che possiamo definire non disagiata, testimonia che si tratta di una questione molto trasversale. Per questo abbiamo messo in campo numerose iniziative di prevenzione con la collaborazione fattiva delle forze dell’ordine, cercando di coinvolgere la platea degli studenti “spettatori”: semmai è più difficile coinvolgere in maniera strutturale le famiglie. Sono le cose che quando funzionano, non si vedono: me lo ripeto spesso, quando mi trovo a dover affrontare le patologie, come succede ogni giorno.

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Si può quantificare attraverso i provvedimenti disciplinari gravi l’entità del fenomeno bullismo e violenze nelle nostre scuole?
Richieste di collaborazione e contatti dalle scuole sono appunto quotidiane, ma le sanzioni disciplinari gravi si possono contare sulle dita di due mani, nel corso di un anno scolastico. E da quando sono qui, un anno appunto, non ho mai affrontato espulsioni dai nostri istituti. Del resto i provvedimenti disciplinari vanno graduati sulla base della finalità rieducativa che la scuola ha come missione.
Lei ha visto il video degli studenti che “bullizzano” un prof delle superiori, a Lucca. Quali strumenti hanno a disposizione gli insegnanti per difendersi da atti del genere?
Siamo di fronte ad una situazione asimmetrica, visto che i ragazzi si concedono di fare in quel caso tutto quanto passa loro per la testa, mentre l’insegnante ovviamente no. Gli strumenti ci sono, di recente il ministro ha detto qualcosa in merito («bocciateli tutti», ndr). Non si può però derogare dall’obbligo dell’istruzione.

Stefano Ciervo

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