«Ferrara, la salvezza arriva dall’Area Vasta»
Il centro ricerche documentazioni e studi ha presentato la sua pubblicazione Analisi sugli scenari futuri per trovare spunti di crescita in ambito territoriale
«Riflettere sulle dinamiche socio-economiche non solo della provincia di Ferrara, ma dell'Area Vasta in cui questa si colloca (che, in questo caso, si estende a Bologna, Modena, ma anche a Ravenna, Mantova e Rovigo) aiuta ad individuare le scelte giuste da farsi nei prossimi anni».
Con questa premessa è stato presentato ieri mattina l’annuario del Cds (Centro ricerche documentazione e studi) alla Camera di Commercio dal presidente Andrea Gandini. Ad arricchire l’iniziativa c’erano anche Riccardo Maiarelli, vicepresidente di Confindustra Emilia (Area centro) e Francesca Federzoni, vicepresidente LegaCoop Estense, che hanno dato un contributo al dibattito.
La ripresa occupazionale.
«Ferrara città, ma anche la provincia - dichiara Gandini esaminando gli ultimi dati Cds - hanno un tasso di occupazione nel 2017 (fonte Istat) che ha quasi raggiunto il livello pre-crisi del 2008 (67,6%, -0,9%) e la città ha raggiunto il 70% (massimo storico). Quindi le cose non vanno così male come spesso si racconta. Ovviamente le aree di sofferenza sono ancora molte».
Finanziamenti.
«La città di Ferrara, segnala il presidente Cds - inoltre, sta usufruendo di investimenti rilevanti (come mai era avvenuto negli ultimi 20 anni): 18 milioni di euro per riqualificare la Darsena-Mura Sud; 40 milioni pubblici e 60 di privati post-terremoto; decine di milioni dal Ducato Estense. Comune di Ferrara dopo anni di austerity ha ridotto il suo debito da 167 a 82 milioni (ha entrate-uscite per 211 milioni annui di euro) e il personale da 1.500 a 1.200 dipendenti. Ora è nella media dei Comuni italiani ed è opportuno potenziare i servizi locali più efficaci, come quelli che si occupano di attrazione di investimenti esterni. Il Comune di Ferrara po dopo anni di austerity ha ridotto il suo debito da 167 a 82 milioni (ha entrate-uscite per 211 milioni annui di euro) e il personale da 1.500 a 1.200 dipendenti. Ora è nella media dei Comuni italiani ed è opportuno potenziare i servizi locali più efficaci, fonte di attrazione esterna».
Guardare al futuro.
«Nel 2021-22 - spiega Gandini - avremo una città nettamente migliore e riqualificata e già essa è nel novero delle città d’arte e i 500mila turisti all’anno potranno essere raggiunti. Fino ad oggi si è ragionato su quello che si doveva “completare”, pensato 10 anni fa. Ora, però, è arrivato il tempo di pensare al futuro. Le città europee riflettono su come saranno nel 2050: gli investimenti in trasporti e infrastrutture implicano decenni. Ebbene, Ferrara potrebbe divenire un caso analogo, in quanto vicina ad un grande centro in crescita (Bologna), con tempi ferro-viari potenzialmente anche minori (30 minuti) sia per il centro città che per l'aeroporto… se solo avessimo treni cadenzati ogni mezz'ora (che ancora non abbiamo) e una programmazione unitaria dell'area in cui Ferrara possa contare (che ancora non c'è). Qualora questa connessione dovesse avvenire sono evidenti i vantaggi rilevanti per Ferrara».
Il declino demografico.
«Ferrara - prosegue l’analisi Cds - immette circa 800 giovani all'anno sul mercato del Lavoro ma la domanda delle imprese è il doppio (1600 circa), a Bologna succede circa lo stesso: 2mila giovani contro 4mila richiesti. Modena non è da meno. Cosa succederà nei prossimi 20 anni? Bologna dovrebbe attrarre parte dei giovani Ferraresi, quanti? 400 all'anno? È probabile, ma allora a noi ne rimangono 400 a fronte di 4 volte la domanda di lavoro. Chi verrà a lavorare nei servizi, nel commercio, nella manifattura, in agricoltura? Buona parte verrà dal Sud, una piccola parte dall'immigrazione che speriamo diventi legale e quindi con processi di reclutamento in funzione dei nostri fabbisogni. Sembra incredibile pensando alle molte difficoltà dei giovani locali di oggi, ma la previsione è molto attendibile. Del resto già oggi nella fascia dei lavori poco qualificati lavorano gli immigrati: agricoltura, zootecnia, edilizia, commercio, trasporti, badanti».
Più indotto dall’ateneo.
L'Università di Ferrara ha superato quest'anno i 20mila iscritti per la prima volta nella sua storia (entra nelle medie Università). «Ha avuto - osserva Gandini - ben 6mila immatricolati rispetto ad una media di circa 3mila negli ultimi 10 anni (non ha messo il numero chiuso ad alcune facoltà: Biotecnologie, Economia). La città è stata presa d'assalto per trovare un affitto decente ma circa 500 studenti non lo hanno ancora trovato, mostrando i limiti di una città che non si vi-ve affatto come “universitaria”. Tremila immatricolati aggiuntivi producono un indotto di 30 milioni di euro all'anno sulla città con affitti, consumi, trasporti».
Anziani al top.
«La popolazione anziana da “limite” può diventare un “vantaggio” se si organizza un comune e relativi servizi socio-sanitari a misura di anziano, cosa che prima o poi tutte le città ricche nel mondo dovranno fare. Alcuni nostri servizi per anziani sono già di eccellenza; essi devono essere potenziati creando in questo settore nuovi servizi specialistici in modo da generare una città slow a dimensione di anziano che “venderà” poi questi nuovi servizi anche altrove. Favorendo l'insediamento di anziani avremo una popolazione più tranquilla e facoltosa».
Infrastrutture.
A seguito della presentazione dell’annuario è seguito un dibattito nel corso del quale sono stati sviluppati alcuni argomenti a cominciare dalla carenze delle infrastrutture nel Ferrarese proprio in chiave Area Vasta. La vicepresidente di LegaCoop Estense , Fracesca Federzoni, ha messo in evidenza come sia importante in questi casi trovare sinergie e unità di intenti tra pubblico, imprese, e comunità locali. A volte ha sottolineato il vicepresidente di Confindustria Emilia, Riccardo Maiarelli, basta un comitato e 150 firme per bloccare un grande progetto infrastrutturale. Sulla decisione di rafforzarsi in Area Vasta entrambi gli interlocutori hanno convenuto che l’unione, nell’era della globalizzazione, fa veramente la forza. Confindustria Emilia centro ha detto Maiarelli, ora ha il 50% dell’intero fatturato territoriale e il 75% degli addetti impiegati.
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