La droga dietro la “banda del sotto Mac”
Indagini dopo gli arresti della baby gang: si cercano riscontri sullo spaccio in diverse scuole cittadine
Fanno la fila, uno dopo l’altro davanti ai carabinieri che stanno indagando sulla baby gang, la “banda del sotto Mac”, finita agli arresti in comunità. Sono ragazzini minorenni, anche loro, studenti di diverse scuole della città, e ad accomunarli tutti sono possibili informazioni che potrebbero dare agli inquirenti su un traffico di droga nelle scuole, il relativo spaccio all’esterno e non solo, visto che uno dei tre ragazzini arrestati la settimana scorsa, il ferrarese, che frequentava la stessa scuola che ha fatto da sfondo alla vicenda, vendeva e offriva droga nei corridoi. Al momento si tratta di ipotesi investigative, e i ragazzini - una decina o poco più - sono stati ascoltati come testimoni dai militari. L’ipotesi che era emersa fin dall’inizio - ancor prima delle denunce sollevate dai genitori del 13 enne, e poi fatte rimbalzare dalla Nuova Ferrara in tutta Italia - è quella che la “banda del sotto Mac” rapinasse per autofinanziarsi: soldi dai ricatti per poi comprare droga e spacciarla. Un giro vizioso, un cerchio che si chiude ma per farlo occorrono riscontri, prove, indicazioni precise. Quelle che i militari stanno cercando nel mondo giovanile, muovendosi con discrezione, cautela ma altrettanta incisività. Questo dal punto di vista investigativo, mentre dal punto di vista delle posizioni dei tre arrestati per il caso dei fatti contro il 13enne, i tre al momento restano agli arresti in comunità. E - da quanto si apprende - i loro legali non avrebbero presentato ricorso contro il provvedimento del tribunale dei minorenni (si può ricorrere al Riesame, contro le decisioni di un giudice su provvedimenti cautelari). Addirittura in un caso, di uno dei due stranieri, sarebbero stati - con molta lungimiranza e onestà - gli stessi genitori a non chiedere di ricorrere in appello: ben consapevoli che la permanenza in una comunità agli arresti, non può che insegnar tanto al loro figlio, il ragazzino autore non solo di rapine e ricatti ma delle minacce di morte sul 13 enne che lo aveva denunciato. (d.p.)
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