Scarichi abusivi in acqua Nei guai sette pescatori
Denunciati per aver gettato tonnellate di gusci nei canali creando isole artificiali Le prove dei carabinieri dal confronto delle foto tra il 2010 e 2017, prima e dopo
COMACCHIO. Hanno fatto crescere le “isole”, nei vari canali di Comacchio - Fattibello dentro e fuori le saline, Logonovo, sotto il ponte della Romea nel portocanale - scaricando abusivamente tonnellate di gusci delle vongole, “capulerio” come viene chiamato questo materiale: “isole” artificiali che modificano morfologia del territorio, incidono sulla navigabilità dei canali, condizionano l’ossigenazione e lo spostamento delle acque interne. E creano guerre, la guerra delle vongole morte: barche bruciate, motori rubati, risse, aggressioni e tanto altro. Tra pescatori.
Una situazione mai affrontata finora a Comacchio. Sulla quale però da un anno erano in corso indagini dei carabinieri che nei giorni scorsi hanno notificato a sette pescatori la denuncia per “abbandono di rifiuti”. Carabinieri di Comacchio che con la Polizia provinciale e la Capitaneria di porto, dal marzo 2017 fino ad oggi hanno seguito i pescatori, tracciato i percorsi delle barche, filmato gli scarichi del capulerio in acqua, che giorno dopo giorno hanno creato le “isole” di questi rifiuti. Che non sono speciali nè nocivi, e che dunque dopo le verifiche eseguite tra carabinieri, procura (pm Stefano Longhi), Arpae, permettono ai pescatori - norme alla mano - di poter usufruire di una “prescrizione asseverata”: si paga una multa, si ripristina ciò che si è modificato (via il capulerio) e non c’è denuncia penale. Solo una contravvenzione, multa, ma fioccante, 6.500 euro che ognuno dei 7 pescatori dovrà pagare. Tutto qui?
L’attività investigativa non puntava affatto solo ai 7 pescatori (quelli scoperti, mentre in realtà si può ben ipotizzare che così fan tutti, i pescatori di vongole nel comacchiese) ma diventa un deterrente, contro un sistema di omessi controlli e sottovalutazione di una emergenza ambientale e sociale (la guerra innescata tra pescatori) che in realtà dovrebbe essere gestita e risolta non dal singolo pescatore ma da Conzorzi di coop, Comune e associazioni che stanno cercando soluzioni senza averle ancora concretizzate (negli articoli in pagina riportiamo le varie posizioni).
In realtà, da quanto si apprende, è come se vi fosse un vuoto burocratico: ad esempio, chi dà le concessioni per le vongole, poi non ha controlli su come e dove venga smaltito il capulerio. E allora - spiegano gli addetti, con un esempio - se viene data una autorizzazionead una friggitoria, si debbono indicare regole sullo smaltimento dell’olio usato. Qui, con il capulerio non avviene.
Gli stessi pescatori, ascoltati dagli inquirenti, hanno spiegato che loro non sanno come e dove smaltirlo, in regola: portarlo in un punto abusivo o autorizzato è lo stesso. Ma, l’ipotesi investigativa, dicevamo, è che vi sia ben altro sotto, al di là delle contestazioni formali dello scarico abusivo dei gusci.
Una situazione diventata insostenibile, documentata - la prova per contestare il reato ridotto a contravvenzione - con le foto dall’alto di google earth , scattate dal 2010 al 2014 e confrontate con quelle di oggi, che evidenziano le “isole” artificiali di gusci di vongole. Spesso scaricati dai pescatori nelle concessioni di altri pescatori: ovviamente innescando quella guerra delle vongole morte che fa da sfondo a tutta questa nuova storia comacchiese. E che avrebbe - anche su questo sono stati fatti accertamenti - innescato scazzottate, risse, barche bruciate, motori marini spariti (rubati) senza nessun motivo: ritorsioni o regolamenti di conti? Non si sa. Si sa che la risposta istituzionale al momento si è limitata alle denunce per scarichi abusivi, ma per gli stessi inquirenti la situazione è causata dalla mancata regolamentazione tra consorzio, comune, associazioni e pescatori. E nel vuoto di regole e norme, a riempirsi sono soltanto i canali.
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