Voto del pubblico impiego Cgil ancora prima forza
Elezioni Rsu, il sindacato di piazza Verdi oltre il 60% ma in più di un caso arretra Zagatti: «Straordinario nostro radicamento, i partiti tornino sui luoghi di lavoro»
I risultati delle elezioni del 17-19 aprile per il rinnovo delle Rsu del pubblico impiego confermano in modo netto la supremazia della Cgil: con il 60,4% dei voti complessivi, conquista 218 dei 361 seggi a disposizione. «Un dato che dimostra un radicamento straordinario e che ci riempie di responsabilità», dice il segretario generale Cristiano Zagatti. Dei 13.617 aventi diritto (516 in meno sulle precedenti consultazioni del 2015, essenzialmente il segno del mancato turnover nei comuni) alle urne si sono presentati 9.297 lavoratori, per un affluenza del 68,3, in ribasso di 7 punti rispetto a tre anni fa.
Focus sui diversi comparti ora. Negli enti locali la Fp-Cgil avrà 85 delegati su 124; nel Comune di Ferrara ha raccolto il 64% delle preferenze, contro il 71% del 2015. «Ci sono municipi importanti con punte di eccellenza del 90%», rimarcano dal sindacato di piazza Verdi. Qualche emorragia di voti si nota nella sanità. Dal 68% di tre anni fa la Cgil scende al 59% ma resta molto consistente il vantaggio sui secondi, ossia la Fials (14,8%) che opera il sorpasso sulla Cisl (9,5) ed esulta, «questi sono risultati da cui partire per rafforzare ulteriormente la nostra presenza e la nostra azione nelle strutture sanitarie del territorio ferrarese», dicono dal sindacato autonomo. Briciole per Uil, ferma all’1,8%. In particolare la Cgil conquista 18 seggi su 30 in ambito Asl e 16 su 27 all’ospedale di Cona. Nelle funzioni centrali (quelle dei ministeri), piazza Verdi incassa 16 delegati su 50. «I lavoratori ci hanno detto che abbiamo fato bene, ora dobbiamo continuare: le aspettative sono elevatissime», sostiene Natale Vitali, segretario Fp-Cgil, il quale sottolinea «l’ampio rinnovamento nelle liste e l’ampio numero di donne elette». Strali sui sindacati extraconfederali, «hanno fatto una campagna quasi terroristica, puntando sulle paure della gente».
Non va dimenticato che prima del voto sono stati rinnovati i contratti nazionali di lavoro e qui sta la divisione dei fronti. «Chi non ha condiviso quegli accordi - dice Zagatti - ha fatto una campagna contro di noi, salvo poi andare all’Aran per metterci la firma sotto a urne chiuse: è una presa in giro».
Nelle scuole invece la Cgil ha ottenuto il 40,4% (in calo di 7 punti) davanti al 19,3% targato Cisl, che però è la prima sigla all’Università (147 a 135 il computo dei voti, mentre nel 2015 la Cgil aveva chiuso a più uno). «Abbiamo eletti in tutte le scuole, con picchi dell’80% come a Ostellato. In oltre 50 assemblee abbiamo detto che il contratto rovescia la legge 107 sulla Buona Scuola», spiega Hania Cattani, segretaria della Flc-Cgil.
Già, la politica. C’era chi sospettava un impatto maggiore sul voto dei giorni scorsi a partire dalle elezioni del 4 marzo, quando a sinistra è stata notte fonda. «Abbiamo dimostrato - osserva Zagatti - di avere un’idea diversa di società, basata sui principi di uguaglianza, di redistribuzione della ricchezza e contro il dumping salariale». Prendano esempio da noi, sembrano dire in Cgil al Pd e a quel che rimane nel campo progressista, «i partiti oggi sono assenti dal mondo del lavoro: si rimbocchino le maniche e cambino».
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