Fugge dal marito imposto Perseguitata e minacciata
Ostellato, la ragazza Sikh aveva accettato le nozze combinate per rispetto ai suoi Lui si è rivelato violento e la famiglia l’ha riaccolta. Il caso è finito in tribunale
OSTELLATO. Ha accettato un matrimonio combinato, soprattutto per compiacere i suoi genitori, ma quando il marito si è rivelato violento e aggressivo non ci ha pensato un attimo a lasciarlo trovando, per fortuna, la sua famiglia pronta a riaccoglierla. Da allora il marito non le ha dato tregua, arrivando a inviarle una cinquantina di messaggi al giorno.
Vive a Ostellato, la protagonista di questa vicenda. È una donna indiana di 28 anni, di religione Sikh, da molti anni in Italia ma con legami ancora molto profondi con la sua cultura e la sua religione. Il prezzo per la sua ribellione è meno caro di quello pagato da altre donne costrette a matrimoni combinati, e il pensiero non può non andare alla giovane Sana, uccisa dal padre e dal fratello secondo gli amici, morta per infarto secondo le autorità pakistane.
Le conseguenze, per la ragazza di Ostellato, tuttavia sono e continuano a essere pesanti. Lei è nata in India ma è arrivata in Italia in tenera età. La sua è una famiglia integrata, il papà e il fratello lavorano come operai e fino al 2016 l’esistenza della giovane donna è stata serena. I problemi per lei cominciano quando i genitori decidono di trovarle marito organizzando un matrimonio combinato secondo quanto prevede la religione Sikh. Lui è un trentenne che vive e lavora nel Vicentino. A “segnalarlo” sono stati altri parenti e conoscenti, presentandolo come un ottimo partito. La ragazza lo vede una sola volta, prima delle nozze, e non si oppone alla volontà dei genitori per non dare loro un dispiacere.
Nell’agosto del 2016 dunque si celebra il matrimonio Sikh, che però non è riconosciuto in Italia. Tradizione vuole che la sposa porti in dote al marito una serie di doni, vestiti ma soprattutto monili d’oro destinati non solo allo sposo, ma anche ai suoi familiari.
Subito dopo la ragazza si trasferisce nel Vicentino, ma le bastano dieci giorni per capire di aver commesso un terribile errore. Lui, riferirà in seguito, non solo beve e picchia la madre e la sorella, ma tiene la moglie in uno stato di continua soggezione: le urla contro, la sgrida per un nonnulla e le impedisce di parlare con i genitori, arrivando a strapparle di mano il cellulare.
Così, alla prima occasione, mentre il marito era al lavoro, la ragazza chiama il Centro Donna Giustizia di Ferrara che le offre aiuto e sostegno. Inizialmente si trasferisce da un’amica (la sua ex datrice di lavoro), poi la famiglia la accoglie schierandosi contro l’ormai ex genero. Che prende a dir poco male l’abbandono. La tempesta di messaggi e telefonate minacciose, fino a cinquanta in un solo giorno. Bloccarlo non serve, perché si procura una nuova scheda (ne ha cambiate cinque in tutto). Cambiare numero neanche, perché lui si rifà sul padre e sulle amiche. «Io ho pagato e lei è mia», rivendica, accusandola via Facebook di essere una poco di buono per minare la sua reputazione all’interno della comunità.
Le denunce portano prima a un divieto di allontanamento (già violato una volta) e poi a un processo per stalking nel quale la ragazza si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Stefano Forlani. Gli atti persecutori peraltro non sono l’unico reato contestato. L’uomo deve anche rispondere di appropriazione indebita, per essersi rifiutato di restituire la dote che, in caso di annullamento del matrimonio, deve tornare alla famiglia della sposa. Il marito ripudiato ha accettato di ridare i vestiti, ma di restituire gli ori non vuole saperne, negando inoltre di aver mai perseguitato la ragazza. La sentenza è attesa tra qualche settimana.
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