I crediti “a rischio” valgono il 9% delle entrate comunali
L'importo dei crediti di difficile riscossione, ovvero quelli sorti da oltre un anno, sul totale delle entrate correnti del Comune di Ferrara vale circa il 9%. Il Cerved, primario operatore per l’anal...
L'importo dei crediti di difficile riscossione, ovvero quelli sorti da oltre un anno, sul totale delle entrate correnti del Comune di Ferrara vale circa il 9%. Il Cerved, primario operatore per l’analisi del rischio e la gestione del credito, ha analizzato i bilanci 2016 dei Municipi italiani e per ciò che riguarda l’Amministrazione estense calcola per quell’anno circa 12 milioni di euro (94 euro pro capite) non incassati. Si tratta in sostanza di tasse come Imu, Tari, Tasi e Tosap, ma anche entrate patrimoniali come multe stradali o rette scolastiche, non riscosse nel giro di 12 mesi e quindi definibili “a rischio”, visto che possono tradursi nel peggiore dei casi in buchi di bilancio permanenti.
Il dato è tra i migliori sul piano nazionale, per la precisione vale la settima performance: Ferrara viene dopo i comuni di Forlì (leader assoluto, 23 euro pro capite non incassati), Trento, Vicenza, Ravenna e Bergamo. Tra l’altro di recente il comune estense ha reso noto di essere riuscito nel 2017 (quindi l’anno successivo a quello preso in considerazione dall’indagine) ad aumentare del 25% gli incassi dalle multe stradali, dopo essersi svincolato da Equitalia e aver sviluppato una funzione interna per implementare la riscossione.
Tornando all’indagine Cerved, l'Emilia Romagna è la settima migliore regione con 116 euro per abitante non incassati, contro una media italiana di 207. Il “buco” risulta più vistoso in Calabria, Campania e Sicilia, dove il credito inesigibile pro capite è compreso tra i 506 e i 361 euro. Viceversa le regioni con i comuni più virtuosi sono Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Marche.
Fabio Terminali
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