Il Serraglio, cibo e vino per la sostenibilità
OSPITAL MONACALE. Il vino alchemico, o biotico, come sarebbe più esatto definirlo, e l’occasione della presentazione della Scuola Al-chemica, nuova “band” di produttori che stanno cercando un’innovazi...
OSPITAL MONACALE. Il vino alchemico, o biotico, come sarebbe più esatto definirlo, e l’occasione della presentazione della Scuola Al-chemica, nuova “band” di produttori che stanno cercando un’innovazione in campo enoico, che in realtà è un competentissimo, seppur estremizzante, ritorno al passato (al vino come “sostanza” e non come “bevanda”). La presentazione in territorio ferrarese è avvenuta al locale “Il Serraglio”, agriturismo biologico che si trova ad Ospital Monacale.
Storicamente quello argentano è territorio spesso sede di sperimentazioni riguardanti maniere alternative, più sostenibili, di produrre. Questo agriturismo, che si trova in via Serraglio 7 (tel. 334-8120456), è nato come conversione della pluridecennale attività agricola della famiglia Mazzanti; Marco e Renza hanno realizzato già dalla metà degli anni ’80 concetti avveniristici come la coltivazione biodinamica e l’impostazione “a ciclo chiuso”, modello aziendale che prevede la produzione interna dei foraggi, i quali forniscono la quantità di concime necessaria a fertilizzare i campi, in una circolarità che autosostiene e irrobustisce il ciclo produttivo. Alle coltivazioni si aggiungono, appunto, l’allevamento di bovini razza limousine, realizzato nel pieno rispetto delle esigenze degli animali, senza affannosi vincoli produttivi, ma per il semplice consumo del ristorante.
Il ristorante (da metà aprile aperto giovedì sera, venerdì, sabato e domenica), prima regno di Renza, ora è il reame di Angelica, la figlia, e del fidanzato Alessandro (con un precedente da musicista nella nota band ferrarese Koinè), che con studi di sommelleria e cucina stanno modellando un’idea di ristorazione altrettanto sostenibile, la quale si muove con essenzialità e innovatività fra trasformati (quasi tutti meritevolmente appaltati ad aziende esterne, altrettanto fermamente biodinamiche), prodotti biologici, una cospicua offerta vegetariana, carne di qualità e vini, ovviamente, anche loro caratterizzati dalla naturalità e/o biodinamicità.
Una scelta, se si vuole, controcorrente per due ragazzi tanto giovani, ma sostenuta da convinzioni altrettanto radicate. «Fin da piccola ero abituata a lavorare nella nostra campagna - ci racconta Angelica -, ma era più un gioco, lo sviluppo di abilità che poi sono tornate utili nel lavoro quotidiano. Poi, con Alessandro, che ha fatto studi specifici (all’Alma di Colorno, ndr), abbiamo capito che questa poteva essere la nostra vita. Certo assorbe molte energie, né può essere una scelta alienante, che impedisce cioé di conoscere il contesto in cui si è inseriti, perché al giorno d’oggi c’è molta concorrenza. Eppure, noi crediamo che scelte forti come la nostra contribuiscano ad un certo “contagio” per persone con sensibilità simile, certo per un discorso di salute, ma soprattutto di consapevolezza».
Riccardo Corazza
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