Sant’Anna, arrivano i mini-reparti
Di Ruscio: più possibilità di formare specialisti, vantaggio per l’utenza
FERRARA. Dall’1 gennaio di quest’anno Asl e Sant’Anna hanno unificato attività e servizi ospedalieri nei nove superdipartimenti, ognuno guidato da un direttore e da un vice, che amministreranno nei prossimi anni i servizi sul territorio. Una riorganizzazione studiata per eliminare i doppioni e migliorare - questo l’intento dichiarato dalle due aziende - l’uso delle risorse (personale e prestazioni) in modo da rispondere in modo più tempestivo e conforme alle richieste dell’utenza.
Dopo aver messo le mani, assieme all’Asl, su questo macro-sistema l’azienda Sant’Anna si è concentrata su un altro riassetto che coinvolge oltre sessanta micro-aree che dipendono dai dipartimenti o dalle unità operative (i reparti).
Per una trentina di queste strutture semplici, chiamate moduli, sono già stati indicati i titolari e il personale, medico e non, che li affiancherà. «Ci stiamo adeguando a una disposizione finora rimasta inapplicata - spiega il direttore sanitario del Sant’Anna, Eugenio Di Ruscio - abbiamo fatto un accordo con le organizzazioni sindacali e abbiamo proceduto alle prime nomine». L’assegnazione di decine di incarichi di responsabilità (ogni mini-struttura deve sostenere, oltre al titolare, un carico di lavoro equivalente almeno a quello di un professionista a tempo pieno o un’attività pari ad almeno 300mila euro l’anno) potrebbe essere scambiato per un contentino assegnato a medici che, per varie ragioni, non possono accedere ad altri salti di carriera.
«Il nuovo sistema prevede l’affiancamento del titolare del modulo con personale che esegue un servizio specifico o è specializzato nel trattamento di una particolare patologia - prosegue Di Ruscio - Le strutture semplici servono per rendere più efficace il lavoro: si possono organizzare turni, inoltre è possibile garantire una continuità all’attività specialistica incrementando le possibilità di formazione dei professionisti. È un vantaggio per l’utenza, in particolare per quella che si rivolge a servizi diagnostici (ad es. endoscopia, l’ecografia, ndr), ad ambulatori specialistici (ad es. riabilitazione, ndr) o a specifiche funzioni del settore chirurgico». Per alcune funzioni già definite sono stati fissati precisi obiettivi: ad esempio la valenza provinciale per l’Endoscopia digestiva, l’elevato numero di interazioni con altre strutture per Radiologia Vascolare e Interventistica e Neuroradiologia interventistica. Alcuni moduli sono stati soppressi, altri sono stati istituiti; per oltre 20 è stato avviato l’iter per la scelta del nuovo titolare che sarà affiancato, anche per questa tornata, da un pool.
«Con l’attuale amministrazione abbiamo completato un percorso iniziato 13 anni fa: la consideriamo una battaglia vinta - dichiarano Pierluigi Api e Lucio Trevisani, dell’Anaao - Il numero totale delle strutture semplici salirà da 44 a 66, in ballo c’è ancora un piccolo numero di moduli - una decina - per i quali il discorso non si è ancora chiuso. Poi ci concentreremo sugli incarichi professionali (vogliamo portarli da 64 a 180) e per l’assunzione dei precari».
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