Addio a "Piada" Venturi, il gigante con il sorriso
All’alba si è spento l’ex titolare del chiosco sul Portocanale. La sorella Cristina: «Conosceva tutti, a 19 anni lavorava qui con la famiglia»
PORTO GARIBALDI. Stefano Venturi, affettuosamente soprannominato Piada, conosciuto da tutti per aver gestito per molti anni la "Piadineria Venturi" lungo il molo di Porto Garibaldi, si è spento all'alba, al culmine di una malattia, che purtroppo lo aveva fortemente debilitato. La notizia della sua morte ad appena 48 anni si è sparsa rapidamente a Porto Garibaldi e ha destato un profondo cordoglio: nell'arco di poche ore tutti sapevano che se n’era andato il “gigante dal sorriso largo”, perché così si contraddistingueva Stefano, sin da bambino avvezzo a seguire le orme dei genitori nella storica piadineria di famiglia, sino poi a prenderne le redini da ragazzo.
«Con la moglie Lilia, aveva aperto 15 giorni fa una nuova attività, più piccola, di fronte all’hotel Ariston - racconta commossa la sorella Cristina -, perché l’impegno e i ritmi di lavoro inferiori erano più confacenti al suo stato di salute. Poi, purtroppo ieri (martedì 24, ndr) la situazione è precipitata ed è stato ricoverato all’ospedale del Delta, dove purtroppo si è spento verso le 5 del mattino seguente».
Nelle parole della sorella Cristina traspaiono l'affetto sconfinato verso il fratello ed anche la consapevolezza che Stefano, che avrebbe compiuto 49 anni a settembre, ha vissuto il lavoro come una passione autentica, tanto da renderlo celebre e apprezzato anche al di fuori dei confini locali.
«Da piccolo seguiva Carlo della motonave Delfinus per fare le escursioni in mare insieme a lui - prosegue Cristina -, poi tornava alla piadineria da mamma e papà e dormiva sotto i tavoli. È praticamente nato qui mio fratello. Conosceva tutti, aveva una grande capacità di relazionarsi con tutti. Ha cominciato a lavorare intensamente a 19 anni. Purtroppo si è ammalato 3 anni fa».
La piadineria Venturi è uno dei locali all'aperto che hanno fatto la storia dei lidi, fondata dal capostipite Sante e dalla moglie Amalfa (deceduta alcuni anni addietro) nel 1975, all’interno della quale hanno poi cominciato a dare una mano anche i figli Gianni, scomparso anch’egli prematuramente e improvvisamente la scorsa estate, Cristina, insegnante in una scuola primaria di Ferrara, e Stefano: ora è gestita dalla terza generazione della famiglia Venturi.
Appassionato di calcio, ex-allenatore dei pulcini del Magnavacca, Stefano ha poi trasformato il lavoro «nella sua ragione di vita - riconosce la sorella Cristina -; era l’ultimo a chiudere l’attività alle 6 del mattino in estate, perché aspettava i giovani che uscivano dalla discoteca e venivano qui».
Da quando si è ammalato, Stefano ha passato le redini della storica piadineria Venturi ai nipoti Paolo e Gianmarco, figli di Gianni, dove lavorano in un grande clima familiare anche commessi storici e nuovi e dove anche le nipoti Francesca e Alessia, figlie di Cristina, hanno dato man forte, per poi intraprendere un’altra strada dopo la laurea.
«Era seguito dal centro trapianti di Bologna, da quando aveva subito il trapianto al fegato - conclude Cristina - e mi preme ringraziare il personale medico, soprattutto la dottoressa Morelli».
E conclude, rivolta a chi scrive: «Tracci un bel ricordo di mio fratello, farà contento anche mio padre».
I funerali di Stefano Venturi saranno celebrati venerdì alle 14.30, nella chiesa di Porto Garibaldi.
Katia Romagnoli
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