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Bimbo allontanato dalla madre: due nuove denunce

Bimbo allontanato dalla madre: due nuove denunce

Atteso incontro tra il legale della mamma e i servizi sociali. L’avvocato: «Assistente e psicologa hanno detto il falso»

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FERRARA. Torniamo a parlare del bimbo di appena tre anni allontanato dalla madre (i genitori sono separati) in un paese dell’Unione Terre e Fiumi. Un distacco forzato partito dalla segnalazione del nuovo compagno della donna (ora ex), che ha poi giustificato in seguito come gesto di gelosia, ma dopo ormai sei mesi nulla si è ancora mosso e il bimbo vive ancora con una famiglia affidataria. Ma qualcosa si muove sul fronte legale, come ci racconta l’avvocato della madre: «Non solo falso ideologico, bensì anche falsa testimonianza - spiega Francesco Miraglia - è la pesante accusa fatta alla psicologa dei servizi sociali in questione, responsabile dell’allontanamento da casa di un bimbo senza che vi siano motivazioni valide. E abbiamo denunciato con lei anche l’assistente sociale: le due professioniste all’udienza fissata dal tribunale, oltre ad essersi presentate senza motivo con il loro avvocato, hanno anche rilasciato dichiarazioni non attinenti al vero. Dichiarazioni che ci danno pure ragione, quando cioé sosteniamo che la diagnosi su cui si basa l’allontanamento del bimbo dalla madre sia errata e palesemente viziata da pregiudizi, in quanto ammettono che il bimbo in pratica non l’hanno quasi mai visto e la madre l’hanno vista appena tre volte, una sola delle quali con il piccolo».

E si torna così a parlare del famigerato ex articolo 104, ovvero l’allontanamento coatto del minore dalla propria famiglia, deciso dal Comune di residenza senza sentenza del tribunale, ma solo se sussistono episodi di violenza fisica. E, comunque, la decisione non spetta ai servizi sociali: «Il provvedimento - precisa l’avvocato - si basa “su quanto dichiarerebbero i genitori affidatari del bambino”, ci è stato risposto. Ora, mi chiedo, quali competenze in materia di psicologia e neuropsichiatria infantile avranno mai tali signori, per fornire indicazioni sulle quali una psicologa e un’assistente sociale pronunciano la diagnosi?».

Ma il legale della madre va oltre: «Le due professioniste davanti al giudice hanno anche dichiarato il falso. I servizi sociali hanno infatti affermato di non aver mai avviato un progetto di riavvicinamento tra madre e bambino, in quanto la signora avrebbe rifiutato di alloggiare, come prescrittole, in una casa famiglia insieme al figlio. Ebbene, abbiamo molti documenti che attestano il contrario, in quanto la mia assistita fin da subito, pur di riavere con sé il bimbo, si era detta disposta ad accettare il provvedimento, a tal punto che abbiamo presentato il 19 dicembre un’istanza al Tribunale chiedendo il collocamento di madre e bambino. Detto questo, mi sono subito rivolto sia al direttore generale dell’Asl di Ferrara che al Tribunale per i minorenni di Bologna, per chiedere la rimozione dal caso delle due professioniste. Ma, soprattutto, è lecito domandarsi quante persone ci siano a Ferrara che hanno subìto un ingiusto allontanamento dei propri figli per diagnosi fatte alla leggera e sul “sentito dire”, che non emergono perché a differenza della mia assistita non possono permettersi a vario titolo di “lottare” contro un ingiusto provvedimento». (d.b.)


 

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