I due presidenti garantiscono «Non ci saranno esuberi»
Non si sbilanciano eccessivamente sulle prospettive strategiche della fusione, i presidenti di Cidas e Camelot, «bisogna rispettare il processo democratico di decisione che lascia la parola decisiva...
Non si sbilanciano eccessivamente sulle prospettive strategiche della fusione, i presidenti di Cidas e Camelot, «bisogna rispettare il processo democratico di decisione che lascia la parola decisiva ai soci», dicono entrambi. Un punto fermo, però, viene posto con forza: «Non verrà messo in discussione alcun posto di lavoro, è un punto di partenza del progetto e abbiamo dato garanzie in questo senso ai nostri soci e dipendenti». Non è poco in avvio di procedimenti che, per definizione, portano a sovrapposizioni di funzioni e quindi a esuberi.
Daniele Bertarelli, presidente Cidas, spiega in questa maniera il senso della fusione: «Siamo coop con valori simili e lavoriamo entrambe nel settore sociale, di qui l’idea della fusione che è stata vagliata con Legacoop Estense. Pensiamo di poter costruire attraverso questa via una realtà robusta in grado di rispondere alle esigenze del territorio: crediamo ce ne sia bisogno». Bertarelli parla anche di opportunità di espansione in altre province, «abbiamo esportato il nostro modello di gestione dei trasporti sanitari in altre province, l’ultimo appalto vinto risale all’anno scorso e riguarda Trieste. E i progetti di accoglienza di Camelot, lo sappiamo tutti, sono tra i migliori a livello nazionale».
Dal canto suo Patrizia Bertelli, eletta presidente Cidas due anni fa ma da sempre punto di riferimento delle coop sociali del mondo Lega, parla di «opportunità di fonderci con una realtà più solida e strutturata. Intendiamoci, non si tratta di un’operazione di salvataggio, anche il nostro bilancio 2017 sarà positivo e Camelot viene da anni di lavoro sull’organizzazione interna che ha consentito alla coop di dotarsi di una struttura organizzativa adeguata. È chiaro però che una realtà di piccole-medie dimensioni che lavorano in un settore come il nostro - continua Bertelli - deve pensare anche a programmare il futuro suo e dei soci-dipendenti, nella consapevolezza che i flussi migratori continueranno ad essere sostenuti, ma sono difficilmente prevedibili». Le oscillazioni, insomma, potranno essere meglio ammortizzate all’interno di una realtà più grande e differenziata. «Parliamo comunque di progetti che in altre realtà provinciali, come Bologna, Reggio e Modena, non sono certo una rarità nel nostro mondo» aggiunge Bertelli.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
