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Il Pd va in ordine sparso alla chiamata di Fico

di Fabio Terminali
Il Pd va in ordine sparso alla chiamata di Fico

Franceschini: verificare un’intesa col M5s. Marattin: sarebbe una presa in giro  Fassino: stiamo in campo, sì al confronto. Boldrini: facciamo un esperimento

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Il Pd ha un invito a cena da Roberto Fico e non sa bene che vestito mettersi. Per adesso va in ordine sparso e c’è da scommettere che i prossimi saranno giorni cruciali. Il presidente della Camera, nelle vesti di esploratore su mandato di Mattarella, sarà un commensale scomodo.

«Abbiamo l’obbligo di verificare nei contenuti la possibilità di un’intesa con il M5s, senza pregiudiziali e tenendo unito il partito». Il solco l’ha tracciato martedì Dario Franceschini su Repubblica. Ma quanti lo seguono tra gli altri parlamentari ferraresi del Pd?

Luigi Marattin premette una considerazione che sa di buone maniere («giusto e corretto interloquire con l’incaricato»), seguita da un fuoco di fila di argomentazioni con un unico segno, un netto “no” al governo con i pentastellati. «Sarebbe una presa in giro degli elettori - dice il deputato-economista -, se la politica significa ancora qualcosa non è possibile pensare a un’intesa con chi ha passato gli ultimi anni a tentare di distruggere il Pd. Altrimenti non è più una cosa seria, diventa materia per chi vuol stare a galla sempre e comunque». Ma non è una nuova fase questa, dopo la rottura tra Salvini e Di Maio? «Nuova fase, che frase fatta - replica Marattin -. Dobbiamo essere onesti e dire che le elezioni le hanno vinte altri, non capisco chi vuol mettere in mano il cerino a noi. In direzione discuteremo: nella precedente riunione si era detto di non fare accordi, poi nelle interviste si dicono cose diverse, aleggiando la scissione. Mah». E se l’alternativa sono le elezioni? «Ci può essere un governo di transizione, ma guardi che un grande partito non deve aver paura di nuove consultazioni». Cinque minuti dopo aver posato il telefono, Marattin twitta De Gregori, “Generale queste Cinque Stelle, queste cinque lacrime sulla mia pelle, che senso hanno?”.

Altra musica da Piero Fassino. «Dopo il fallimento definitivo del confronto tra Salvini e Di Maio, la fase è diversa: il Pd sia in campo per giocare la partita, mi auguro in modo unitario. Sarebbe curioso fossimo noi, tirandoci indietro, a favorire il possibile ritorno di feeling tra Lega e grillini», osserva il parlamentare di lungo corso, rieletto nel proporzionale a Ferrara. Dice Fassino: si verifichino le condizioni di un’intesa con i Cinque Stelle, «noi al confronto, che non sarà un prendere o lasciare, ci presenteremo con alcuni punti fermi: collocazione europeista, politica economica che prosegua la dinamica di crescita rafforzando le tutele sociali, gestione dell’immigrazione che non rinunci a integrazione e accoglienza in un quadro di sicurezza». L’ex sindaco di Torino non nasconde le divisioni interne, «dubbi e interrogativi che hanno anche i grillini. Mi chiedo però quali siano le alternative a un accordo. Elezioni anticipate? Svolgendosi a breve, difficile rovescino la situazione». Ma a che gioco sta giocando Renzi? «Non credo stia giocando - risponde Fassino - e credo che Matteo possa ricoprire un ruolo importante in questo frangente». Ieri l’ex premier ha improvvisato, in bicicletta a Firenze, un sondaggio sull’eventuale intesa con il M5s. «Beh, farlo così, su piazza, un sondaggio del genere è troppo facile - obietta l’ex segretario Pd -. Scontato che la risposta sia un no. Bisognerebbe farne una seconda di domanda: qual è l’alternativa? Credo comunque che sia da individuare una forma di consultazione dei nostri iscritti».

Paola Boldrini è favorevole a un «esperimento», sottolinea, sul modello tedesco: punti ben precisi e chiari, programma certo. «È un’occasione da non perdere. Questione di responsabilità e io penso prima al Paese, poi al partito. Non che io mi fidi dei Cinque Stelle, però molto è cambiato dal 4 marzo: loro dicono cose molto diverse, anche nei toni», sostiene la Boldrini. Tuttavia la contrapposizione in campagna elettorale è stata violenta. «Certo - spiega la senatrice -, però bisogna andare oltre, saper superare i magoni. Renzi? Ci sorprenderà, è molto perspicace e terrà unito il partito».

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