La Nuova Ferrara

Ferrara

La forza dei giovani per ripartire dopo la crisi

di Gian Pietro Zerbini

Tasso di anzianità molto basso e sesto posto in provincia per le imprese under 35 Aumenta il settore artigianale (34,7% del totale), mentre è in calo il commercio

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Il primo punto di forza di Poggio Renatico? Arriva dai giovani. Al di là degli indici economici, il primo dato che balza all’occhio tra quelli forniti dall’Osservatorio della Camera di Commercio è proprio quello del rapporto anzianità, che in una provincia che ha una forte concentrazione di anziani, vede a Poggio Renatico l’indice più basso nel ferrarese con un rapporto di 157 anziani over 65 ogni 100 giovani di età inferiore ai 20 anni che sono quasi il 19%. Per intenderci in molti comuni del Basso Ferrarese il rapporto di anziani supera abbondantemente i 300 anziani ogni 100 giovani. Questo si traduce anche in una buona percentuale di imprese giovanili che sono l’8,3% del totale e fanno di Poggio il sesto comune in provincia in questa speciale categoria, anche se nell’ultimo anno ha registrato un piccolo calo, dato che comunque resta sopra alla media regionale che si attesta al 7,7%. Si è registrato un leggero calo anche nelle imprese femminili pur mantenendo comunque anche in questa categoria un buon quinto posto a livello ferrarese con una percentuale del 24% di un paio di punti superiore alla media provinciale. L’artigianato è aumentato e rappresenta il 34,7% dell’intero tessuto imprenditoriale, questo dato lo colloca al quarto posto a livello provinciale. In leggero calo sono le imprese straniere con il 7,7%, una percentuale comunque inferiore a quella relativa alla popolazione residente che ha il 9,3% di stranieri e anche in questo caso è la comunità romena la più diffusa nel territorio comunale. Il settore delle costruzioni è quello che fa registrare un aumento del valore aggiunto, nonostante la crisi del settore egli ultimi anni, le imprese qui sono circa il 18% del complessivo e in gran parte sono a tipologia artigianale.

L’agricoltura, pur non raggiungendo punte del medio e basso ferrarese, rimane comunque il settore che ha più imprese con il 26,69%, che supera il commercio che è sceso sotto il 20% dopo che era stato a lungo una forza trainante dell’economia poggese ed è quello che ha risentito maggiormente della crisi negli ultimi anni. Nel complesso le aziende perse nel decennio terribile sono stati in proporzione quasi uguali a quelle dell’intero territorio provinciale: -8,6% nel poggese a fronte della media ferrarese di -8,4%. Anche su base annua si è registrata una flessione negli ultimi 12 mesi si sono perse 69 aziende pari al 2,5%, più del doppio della perdita annua ferrarese che ha fatto registrare un -1.1%.

Indici negativi che segnano una crisi che non è ancora passata soprattutto in campo artigianale, mentre le piccole industrie e quelle che esportano sono tornate ad indici di produzione e di ordinativi che si verificavano nel periodo precedente la crisi. Il commercio pur nell’evidente periodo di difficoltà che sta attraversando rimane quello con più addetti sul territorio, seguito dall’agricoltura e dall’artigianato. Si registra un calo nel valore aggiunto della componente servizi con una percentuale del 64,6%, oltre 5 punti sotto la media provinciale, bilanciato da un aumento in piccole dose dell’industria 24,5% e delle costruzioni 5,4% entrambi sopra la media ferrarese che è rispettivamente un 22,1% e un 3,1%. A conti fatti, la strada per la ripresa è ancora molto lunga e occorrerebbe sperare in nuove infrastrutture a cominciare dalla Cispadana.



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