Migranti e sanità Camelot “sparisce” all’interno di Cidas
Nuova maxi-coop sociale da oltre 50 milioni e 1.500 addetti L’accoglienza non sarà core business, obiettivo espansione
Sta per nascere in provincia di Ferrara un colosso cooperativo dei servizi alla persona, dotato di massa critica e solidità strutturale tali da competere non solo a livello locale per appalti-chiave come i trasporti sanitari e la gestione dei migranti. È questo il senso della fusione in via di perfezionamento tra due realtà di Legacoop, Cidas e Camelot, forse le più significative tra qualle nate nel Ferrarese come coop sociali e poi sviluppatesi lungo filoni di attività al confine tra economia di mercato e solidarietà. Una scelta, tra l’altro, che prende le misure al cosiddetto “business dei migranti”, poiché Camelot è sicuramente tra le presenze più importanti e strutturate a livello nazionale del comparto dell’accoglienza, cresciuto vorticosamente negli ultimi anni, ma nonostante questo trend ha preferito indirizzarsi verso la fusione con una realtà cooperativa di maggiori dimensioni. La coop che nascerà una volta concluso questo percorso, infatti, dovrebbe mantenere il nome e il core business Cidas, con la possibilità di meglio assorbire oscillazioni anche forti nella gestione dei migranti, scenario introdotto negli ultimi mesi dal notevole calo dei flussi degli arrivi. Scomparirà anche un “marchio”, quello di Camelot, al centro negli ultimi mesi di pesanti attacchi da destra, Lega e M5s.
Il progetto di fusione tra le due coop è stato approvato a fine febbraio dai rispettivi Consigli d’amministrazione, in queste settimane viene esposto dalle dirigenze ai rispettivi soci, che per Cidas sono circa 900 e per Camelot non superano le 200 unità, e sarà sottoposto formalmente ad un’assemblea di fusione che si svolgerà subito dopo quelle annuali di bilancio. Le date di queste ultime si collocheranno attorno al 20 giugno, e da lì dovranno passare almeno 30 giorni per il varo definitivo; considerato che gli adempimenti burocratici riempiranno almeno altri tre mesi, l’ipotesi di rendere operativa la nuova società entro dicembre è considerata realistica. Questa fusione a due, che si realizzerà attraverso l’incorporazione di Camelot in Cidas, è la nuova versione di un progetto Legacoop che risale al 2014, e che prevedeva il coinvolgimento di altre coop sociali della centrale di via Carlo Mayr. La nuova società sarà caratterizzata da un fatturato ben oltre i 50 milioni di euro, visto che quello Cidas nel 2016 aveva raggiunto i 39 milioni mentre il giro d’affari Camelot l’anno scorso si è attestato attorno a 14,5 milioni; i dipendenti dovrebbero sfiorare le 1.500 unità, e il progetto di fusione non prevede esuberi.
Per Cidas si tratta del salto dimensionale e qualitativo più importante di una crescita iniziata dopo la fondazione, nel giugno 1979, subito dopo l’approvazione della legge Basaglia, e consolidatasi via via con i trasporti sanitari, che oggi la vede protagonista anche a Parma, Piacenza, Bergamo, Padova e Trieste; poi con complessi residenziali per anziani e minori, ed erogazione di servizi. Camelot è invece nata nel 1999, come gestore di servizi educativi, accoglienza, protezione e integrazione, con inserimento lavorativo di persone svantaggiate, e opera in tre province (Ferrara, Bologna e Ravenna) e cinque comparti. Risale a dicembre l’incorporazione della coop Persone in movimento.
Stefano Ciervo
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