Appalti all’ospedale, chieste 4 condanne a un anno e 3 mesi
Ieri la requisitoria nel processo in Corte d’Appello su Cona, numerose le prescrizioni. Sentenza in arrivo forse già oggi
FERRARA. I lavori per la costruzione del polo ospedaliero di Cona sono tornati a riecheggiare in un’aula di tribunale. Stavolta a Bologna, dove ieri si è svolta la prima udienza del processo d’appello sugli appalti e le varianti intervenute in corso d’opera.
Undici gli imputati (tutti assolti in primo grado tranne Andrea Benedetti, collaudatore, condannato a sei mesi), quattro le richieste di condanna della procura generale della Corte per l’unico capo di imputazione rimasto in piedi dopo le prescrizioni, ovvero l’abuso d’ufficio per la variante numero 5: un anno e tre mesi a Carlo Melchiorri (direttore dei lavori), Giorgio Beccati (responsabile unico del procedimento), Ruben Saetti (presidente del cda di Progeste) e Riccardo Baldi (ex direttore generale del Sant’Anna).
In precedenza erano state stralciate le posizioni di tre imputati, per via di un errore di notifica: lo stesso Benedetti, Guglielmo Malvezzi e Nicola Fakes (Consorzio Cona). Per loro l’udienza è stata rinviata al 28 settembre.
Nella sua requisitoria, il sostituto procuratore generale Luciana Cicerchia ha ricalcato le argomentazioni portate in primo grado dalla pm Patrizia Castaldini, poi rigettate dai giudici, addolcendo la mano per ciò che riguarda le richieste di pena: nel 2015 l’accusa aveva chiesto fino a 2 anni e 4 mesi di reclusione. Al resto ha pensato la prescrizione, motivo per cui il pg ha ritenuto di escludere da qualsiasi ipotesi di reato Giuliano Mezzadri (progettista di Prog.Este), Fulvio Rossi (collaudatore), Roberto Trabalzini (Consorzio Cona) e Mario Colombini (ex amministratore delegato della Calcestruzzi).
«Chiediamo la conferma della sentenza di primo grado - ha detto Lorenzo Valgimigli, avvocato di Melchiorri -. Il Tribunale aveva ritenuto che non ci fosse stato dolo nè alcun tipo di collusione tra gli imprenditori e i dirigenti dell’ospedale, ritenendo quindi inutile disquisire se la variante fosse legittima o meno. Noi abbiamo sostenuto che lo fosse: non fu migliorativa, ma venne resa necessaria e obbligatoria da un fatto imprevisto e imprevedibile. Cona - ha proseguito Valgimigli - venne individuata dalla Regione come il centro di raccolta dei laboratori di tutta la provincia, prevedendo il raddoppio della dimensione rispetto al piano originario». Di conseguenza, la difesa di Melchiorri chiede «una formula assolutoria più favorevole che in primo grado, ovvero perché il fatto non sussiste».
L’udienza prosegue oggi, quando potrebbe arrivare la sentenza da parte del collegio giudicante presieduto da Roberto Cigarini. Non si esclude un rinvio al 28 settembre, in modo da unificare la posizione di tutti gli imputati.
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