«Sana, la tragedia è contro l’Islam»
Il centro culturale respinge ogni strumentalizzazione religiosa
CENTO. «Preghiamo per Sana. Perché quanto accaduto a lei, perché queste tragedie non accadano mai più. Chi l’ha uccisa, non conosce l’Islam. La nostra religione non accetta nessun tipo di violenza, tanto meno contro le donne. Il Corano dice proprio che uccidere una persona, è come uccidere l’umanità». Ieri nel centro culturale pakistano di Cento, si è pregato per Sana Cheema, la 25enne partita da Brescia, città dove era cresciuta, per tornare provvisoriamente in Pakistan, paese d’origine. E' qui che sarebbe stata uccisa, il 18 aprile, perché non voleva accettare il matrimonio combinato che il padre pensava per lei. Arrestati al momento il padre Mustafa Ghulam, il fratello Adnan Cheema, e uno zio, Iqbal Mazhar. «Noi pakistani – spiegano Danial Hassan, Nisar Ahmad e Irfan Anwer, volontari del centro culturale presieduto da Gulam Rasool - ci schieriamo contro a queste azioni, che vanno contro l’Islam e la nostra cultura». Nel centro di via De Gasperi viene respinta ogni strumentalizzazione di tipo religioso: «Condanniamo il fatto. Riteniamo inaccettabile che una donna, che sia pakistana, italiana, cattolica e musulmana, venga uccisa. Ed è per questo che preghiamo. Nel caso, qualche ragazzo o ragazza, o qualche genitore si trovasse in difficoltà – sottolinea il referente della comunità pakistana Tahir Mahmood - è bene parlarne. Noi siamo disponibili a mediare tra le generazioni, per trovare una soluzione».(be.ba.)
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