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«Stefano, eri l’allegria Adesso fai buon viaggio»

«Stefano, eri l’allegria Adesso fai buon viaggio»

Una folla ieri a Porto Garibaldi per dare l’estremo saluto a “Piada” Venturi La sorella Cristina: se fosse qui, offrirebbe da mangiare e da bere a tutti

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PORTO GARIBALDI. «Quel pezzo di molo sembrava essere la tua casa. Il ricordo che lasci è di una persona buona, disponibile, sincera. Fai buon viaggio. Ti porterò sempre nel mio cuore e nei miei sogni». Le toccanti parole pronunciate dalla sorella Cristina, al termine delle esequie funebri di Stefano Venturi, soprannominato affettuosamente “Piada”, ieri pomeriggio hanno commosso tutti coloro che si sono accalcati nel teatro parrocchiale di Porto Garibaldi, per portare l’ultimo saluto allo stimato piadinaro, deceduto all’alba di mercoledì all’ospedale del Delta.

«Pensare a Stefano, vuol dire pensare all’allegria - ha sottolineato, tra le lacrime, la sorella Cristina - e se fosse qui offrirebbe da mangiare e da bere a tutti, perché era il suo modo di mostrare la propria accoglienza». La solarità e l’altruismo di Stefano Venturi, spentosi dopo un calvario durato tre anni, scanditi pure da un trapianto di fegato, sono emersi con forza, quando Cristina ha ricordato alcuni episodi recenti e non del fratello, come quello del salvataggio di un anziano finito nel Portocanale o di un giovane, preso di mira da un gruppo di bulli: «A farne le spese poi è stato lui - ha aggiunto Cristina -, perché lo hanno fatto finire in ospedale, ma non si è mai pentito per il gesto che aveva fatto, difendendo una persona sola, indifesa».

Vibrante l’omelia di don André, che ha voluto avvicinarsi alla bara adornata da un cuscino di rose rosse e ai familiari di Stefano, la moglie Lilia, il papà Tino, i figli e la sorella Cristina, che la scorsa estate ha perso anche l’altro fratello, Gianni: «Siamo qui senza consolazione, con il cuore spezzato - ha riconosciuto l’amato parroco di Porto Garibaldi -, di fronte a un papà che ha visto partire i propri figli. Lunedì ero passato nel nuovo negozio che Stefano aveva aperto da poco con la moglie Lilia: era stanco, provato, si preparava all'incontro con il Padre». Don Andrè ha poi aggiunto che Stefano portava fisicamente i segni della malattia e per lui ha invocato una «vita eterna radiosa in Dio. Ora la morte permette alla tua anima di riposare in pace - ha detto - e non sentiremo più i tuoi gemiti di dolore».

Hanno accompagnato il rito funebre Pasquale De Pinto al violino e Federico Rubin alla tastiera. Una folla numerosissima ha poi atteso che il feretro partisse per il Giardino della cremazione di Copparo. Tra i tantissimi, anche un amico d’infanzia, Cristian Pappi, che ha ricordato Stefano come «un bravissimo ragazzo, giocavamo insieme da piccoli e la nuova attività era diventata per lui uno stimolo ad andare avanti».

Katia Romagnoli

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