Sondrio-Carice, ora si rallenta
Mandato ai vertici valtellinesi per l’acquisizione, ma emergono “difficoltà” nei termini dell’operazione
CENTO. I vertici di Popsondrio confidano in una «soluzione» della trattativa con la Fondazione Caricento per l’acquisto della banca, Anche perché, ha detto il consigliere delegato Mario Alberto Pedranzini ai giornalisti, «quando i fidanzamenti diventano troppo lunghi aumentano i rischi che uno dei due fidanzati o entrambi prendano altre strade». L’assemblea di ieri, però, ha conferito una delega “lunga” al Consiglio di amministrazione per il varo dell’aumento di capitale da 40 milioni finalizzato all’acquisto: ben dodici mesi, entro i quali definire «l’importo dell’aumento di capitale, il numero di azioni della banca da offrire in scambio delle partecipazioni che saranno oggetto di conferimento in natura e il prezzo di emissione delle nuove azioni». E le parole dello stesso Pedranzini hanno spiegato i motivi della durata record della fase di studio pre-offerta, mettendo a nudo ostacoli finora inediti.
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È il caso di partire da qui per rilevare come l’appuntamento di ieri a Bormio, che pure ha segnato il primo passo formale verso l’acquisizione di Caricento, assomigli più ad una frenata che all’accelerazione decisiva. Il consigliere delegato valtellinese, infatti, ha parlato di «alcune difficoltà» rappresentate loro dalla Fondazione Caricento, in ordine al «rispetto dei principi di conservazione e gestione del patrimonio», che rappresenta la base del mandato di controllo da parte del Ministero delle Finanze su enti come quello centese. In sostanza, il rischio è che l’offerta sulla quale a Sondrio si è lavorato in questi mesi sia troppo bassa rispetto al valore medio d’iscrizione al bilancio della Fondazione delle azioni Caricento, con l’effetto di depauperarne eccessivamente il patrimonio. Non per nulla Pedranzini ha parlato di «difficoltà» e dell’esigenza di «ridefinire i termini» dell’eventuale intesa, il che comporterà un «rallentamento» dell’operazione e forse anche ricadute sulle prospettive di chiusura. Le ragioni industriali, hanno sottolineato sia lui che il presidente Francesco Venosta, non sono venute meno, anche perché a Sondrio si continua a considerare cruciale l’espanzione verso Veneto ed Emilia e Caricento viene considerata la testa di ponte tra queste realtà. I banchieri valtellinesi si sono però mostrati informati dei malumori emersi nella base sociale centese e sono parsi tirare il freno: «non abbiamo fortunatamente fretta» ha detto il presidente, innescando la battuta sui fidanzamenti lunghi del consigliere delegato.
Di sicuro i vertici di Popsondrio guardano alla Fondazione Caricento anche come eventuale alleato in vista dell’apertura ai fondi con la trasformazione in spa, che Venosta ha ribadito essere una prospettiva non eludibile.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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