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«Unire e non distruggere per i minori separati»

«Unire e non distruggere per i minori separati»

Una nuova vicenda familiare segnalata dal coordinamento nato a Ferrara «Ragazza madre in rotta con la mamma: i servizi sociali le hanno allontanate»

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I casi dei “minori separati” di cui stiamo scrivendo ormai da alcuni mesi sta scoperchiando una pentola dove bollono - da anni - situazioni aperte e non chiuse, le quali provocano ferite molto profonde, magari non più rimarginabili. Come la storia che vi raccontiamo avvenuta nella nostra provincia, iniziata ormai quasi due anni fa e che ha interessato anche il coordinamento nato nella nostra città, il quale sta cercando di raccogliere i tanti casi di minori separati, coinvolgendo avvocati, psicologi ed altre figure professionali.

«Questa vicenda - ci raccontano i componenti del coordinamento - risale per l’appunto a quasi due anni fa, quando una ragazza già madre ma ancora minorenne non andava d’accordo con la propria mamma, decidendo di andare a vivere da un conoscente. Una volta entrati in contatto con questa situazione abbiamo capito che non era irrecuperabile, tutt’altro, il rapporto si poteva sanare senza bisogno di chissà cosa. In ogni caso, il primo passo è stato coinvolgere i servizi sociali con incontri che coinvolgevano la famiglia affidataria e la ragazza madre».

E qui sono nati i primi problemi: «Infatti, alla famiglia affidataria l’assistente sociale riferiva frasi irripetibili della ragazza, ma queste erano sempre pronunciate quando gli affidatari non erano presenti e la ragazza negava queste cose. L’impressione era che si procedesse per spaccare, non per ricongiungere. Più volte gli affidatari si sono rivolti al Tribunale per i minorenni, che ordinava una maggiore vicinanza tra ragazza e madre, ma in tal senso si faceva nulla e la separazione è aumentata...».

Tutto questo per circa un anno e mezzo, sino alla conclusione, positiva solo in parte: «Prima c’è stata la denuncia alla prima assistente sociale, che ora non opera più in provincia, così il caso se lo è preso in carico un altro servizio sociale. Alla madre è stato chiesto di trovarsi un lavoro, una casa e iniziare le visite protette per poter vedere il proprio figlio. Lei si è trovata un’occupazione, ha una propria abitazione e ha partecipato a tutti gli incontri, così ora può vivere assieme al proprio bambino e questo, alla fine, è quello che conta veramente. Purtroppo, però, la situazione con la madre non è mai stata risolta e siamo convinti - concludono dal coordinamento -, che si sarebbe potuto risolvere tutto cercando di riappianare le cose dall’inizio, prima che la rottura fosse eccessiva». (d.b.)

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