Contributi revocati Secondo caso nel Comune di Cento
Ricostruzione, niente soldi per l’edificio di via Malpighi 1 La struttura era già in disuso prima del terremoto del 2012
CENTO. Dal Comune di Cento un’altra ordinanza di rigetto dell’istanza Mude per la concessione di contributi per la ricostruzione post terremoto. Dopo Alberone, anche nel capoluogo. È del 26 aprile, l’ordinanza del sindaco Fabrizio Toselli di revoca dell’assegnazione, prevista da ordinanza del 1 marzo 2016, di contributi per la ricostruzione dell’edificio adibito ad uso abitativo sito in via Malpighi 1.
Si tratta di un immobile dichiarato inagibile (tipo E) nel 2012, in usufrutto a Maria Raffaella Gandolfi, ma di proprietà di Lucia Vannini e Raffaele Vannini. La pratica comunale in cui si richiedevano contributi per la riparazione dei danni causati dal sisma risulta intestata alla signora Gandolfi, in qualità di usufruttuaria dei locali di via Malpighi (residente a Bologna), e rappresentata dall’architetto Monica Frabetti. Nonostante l’ordinanza del primo marzo 2016 in cui si prevedeva l’assegnazione di contributi per il recupero dell’immobile, proprietari e usufruttuaria hanno presentato in data 20 aprile la richiesta di rinuncia dell’importo assegnato. Da qui, l’ordinanza di rigetto dell’assegnazione dei contributi relativi a questa pratica Mude. Tuttavia, la pratica è una delle istanze Mude presentate dai Vannini-Gandolfi per il recupero dell’intero immobile di via Malpighi. Immobile per il quale, nei mesi scorsi il Comitato spontaneo per la verifica dell’erogazione dei fondi per la ricostruzione, aveva inviato documentazione alla Guardia di finanza. Nell’esposto alla Procura della Repubblica, firmato da Lorenzo Baruffaldi, l’analisi delle condizioni dell’edificio, composto da quattro unità immobiliari, «già dal 2010 e 2011, come mostrano le immagini di Google Maps, in stato di regresso abbandono, degrado e visibile fatiscenza, con segni inequivocabili di carenza di manutenzione e norme igieniche. Questo decreta che l’edificio era già nelle condizioni previste dalle normative per non essere ammesso alla ricostruzione con contributi pubblici».
Ciònonostante, scrive Lorenzo Baruffaldi del Cvr nell’esposto «dal novembre 2012 si sono susseguite una serie di ordinanze in cui si dichiarava l’immobile, prima parzialmente inagibile poi, con successivi sopralluoghi, l’inagibilità s’è aggravata passando a E». Dopo l’istruttoria condotta dal responsabile del procedimento, ingegnere Carlo Mario Piacquadio, nel febbraio del 2015, segue una prima ordinanza di rigetto dell’assegnazione dei contributi. Poi ancora una svolta nel 2017: «L’arrivo dei soldi pubblici: un contributo concesso di circa 35mila 939 euro (Iva inclusa) per il recupero della villa gentilizia in via Malpighi 1, e un secondo importo concesso pari a 264mila 639 euro (Iva inclusa) pari al 100% della spesa ammissibile per l’edificio di via Malpighi 5. Eppure si tratta di un edificio, già prima del sisma, inutilizzato, insicuro e carente di manutenzione e di condizioni igienico-sanitarie, che per noi del Cvr non avrebbe dovuto avere contributi pubblici». Ad aprile infine, l’ordinanza firmata da Toselli di revoca dei contributi, circa 36mila euro, relativi a via Malpighi 1. E con un appello alle autorità competenti di disporre approfondimenti, il Cvr: «La collettività attende la restituzione del proprio denaro. Tutto».
Beatrice Barberini
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