La Nuova Ferrara

Ferrara

La spinta degli stranieri contiene il calo di imprese

di Gian Pietro Zerbini

Le unità produttive estere sono salite al 12,5%, perse 215 aziende in dieci anni Commercio in crisi, ma è il settore con più addetti. Valore aggiunto sotto la media 

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Il concetto di stranieri come risorsa economica del territorio diventa evidente a Portomaggiore, il più internazionale dei comuni ferraresi. Gli stranieri qui sono il 14,2% della popolazione e le imprese guidate da un non italiano sono il 12,5% del totale, sono in costante aumento e rappresentano il record in provincia di Ferrara. Una componente straniera costituita in maggioranza dalla comunità pakistana che nel portuense è particolarmente numerosa. Il territorio più di altri ha risentito della grande crisi degli ultimi dieci anni con la scomparsa di 215 aziende (si è scesi sotto la soglia psicologica delle 1.000 imprese) con un eloquente -18,1% che è più del doppio della perdita secca fatta registrare dall’intera provincia (-8,4%). Peggiorativo sempre rispetto alla media ferrarese anche il calo di imprese fatto registrare nell’ultimo anno in quanto il dato è -1,6% rispetto al più contenuto -1,1% in chiave provinciale. Se le imprese straniere sono in aumento, si registra invece un dato costante e stabile per quelle artigiane che sono il 33,3% del totale delle imprese (esattamente 1 su 3), un dato che in questa tipologia settoriale colloca il territorio portuense al settimo posto nel Ferrarese alle spalle di Poggio Renatico.

In calo invece sia le imprese femminili che scendono al 23,4% che quelle giovanili 7,6% in linea comunque con il dato medio regionale. L’apporto degli stranieri ha diminuito il tasso di anzianità, abbassando l’età media. Tra i residenti ci sono infatti il 28,7% degli over 65 mentre il giovani sotto i 20 anni sono saliti al 14,9%. Il risultato è che ci sono 259 anziani ogni 100 giovani, nel decennio scorso il rapporto superava invece il 3 a 1 per gli anziani. È il commercio il settore che vanta più aziende nel territorio con 224 unità rispetto all’agricoltura con 223 imprese, entrambe si collocano quindi su una percentuale di poco inferiore al 23% del totale e insieme rappresentano quindi circa i due terzi delle imprese portuensi. Ma mentre l’agricoltura nell’ultimo periodo, soprattutto grazie all’innovazione ha fatto registrare qualche punto di risveglio, il commercio continua a subire una forte crisi che con il tempo fatica a rimarginarsi rispetto ad altre realtà economiche.

È il caso delle costruzioni, che sono al terzo posto nel portuense per numero di imprese con 165 (16,9% del totale) in buona parte spinte in alto dall’apporto degli stranieri, che nonostante il periodo difficile attraversato dall’edilizia fanno registrare segnali di ripresa. Il commercio pur nelle sue difficoltà rimane il settore che offre impiego a più addetti 568, seguiti dal manifatturiero in prevalenza artigianale e di fabbricazione di prodotti in metallo con 313 lavoratori, mentre sono quasi uguali gli occupati nell’agricoltura e nelle costruzioni con un dato di poco inferiore alle trecento unità. Il valore aggiunto è comunque decisamente sotto alla media provinciale, con un una cifra pro capite di 17.350 euro a fronte di un valore aggiunto dell’intera provincia che è di 22.100 euro. Il rapporto dato in questa categoria dai servizi supera il 70%, cifra maggiore rispetto al già consistente dato provinciale del 69%. L’industria si attesta al 20,6%, come l’agricoltura che è al 4,6% , in calo rispetto al dato provinciale.

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