«Signor Presidente, mi ascolti troppi i medici aggrediti»
Bruno Di Lascio, presidente dell’ordine dei medici di Ferrara, scrive al presidente della Repubblica. Il tema è attualissimo: la sicurezza dei medici nell’espletamento della loro (preziosissima)...
Bruno Di Lascio, presidente dell’ordine dei medici di Ferrara, scrive al presidente della Repubblica. Il tema è attualissimo: la sicurezza dei medici nell’espletamento della loro (preziosissima) funzione. Scrive Di Lascio a Mattarella: «Signor Presidente, nella ricorrenza del'1 maggio, mi rivolgo a Lei come unico riferimento del nostro Paese. Le aggressioni ripetute, fino all'assassinio, del personale sanitario, ed in specie del personale medico, non possono più essere relegate a mere notizie di stampa. Gli articoli 1 e 32 della nostra Costituzione - scrive ancora Di Lascio - rappresentano un elemento fondante del nostro vivere civile. Ebbene, lo Stato non riuscendo a garantire la sicurezza sul lavoro dei professionisti sanitari, in primis i medici, dispone che si possano organizzare corsi (ovviamente a pagamento) di difesa personale, addirittura inseriti nel percorso della formazione professionale, prevedendo oltretutto l'attribuzione di più crediti formativi in caso di partecipazione a tali "eventi" che, presumo - prosegue Di Lascio - , con la crescita culturale professionale nulla abbiano a che vedere». Un grido di allarme, quello del primo dirigente dell’ordine ferrarese, non soltanto importante, ma anche legato a fatti di stretta attualità. Le notizie di camici bianchi aggrediti si moltiplicano difatti nel nostro Paese. Gli episodi di violenze contro operatori sanitari e medici, denunciati a Napoli, a Roma, a Bari ed in altre città, sono solo gli ultimi episodi di un fenomeno che conta ormai oltre tremila casi di aggressioni l'anno, come ricorda la Fiaso, la Federazione di Asl e ospedali, annunciando peraltro l'avvio di una raccolta firme per la presentazione di un disegno di legge di iniziativa popolare «che inasprisca le sanzioni nei confronti dei responsabili di aggressioni nei luoghi di cura».
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