La bimba nel freezer. Per la mamma accusa di omicidio colposo
La procura ha chiuso l’indagine sul dramma di Migliarino. Se non avesse nascosto il parto, la piccola si sarebbe salvata
MIGLIARINO. La sua colpa, quella di aver nascosto gravidanza e parto, a tutti e allo stesso marito: perché se la mamma avesse partorito in ospedale, forse la bimba nata di 7 mesi e mezzo, viva, anche se per poco, e poi morta e nascosta nel freezer di casa, si sarebbe salvata. Dopo quasi un anno di indagini e perizie medico legali, la procura ha chiuso le indagini sul dramma di Migliarino e depositato l’atto d’accusa nei confronti della mamma Mirka Rolfini, contestandole i reati di omicidio colposo, occultamento di cadavere, e un reato insolito (articolo 566 codice penale) quello di soppressione di stato per aver nascosto il neonato senza denunciarlo allo stato civile.
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A queste conclusioni è giunta la pm Isabella Cavallari, escludendo in modo netto che la mamma abbia ucciso la piccola, ossia il reato di omicidio volontario che era stato rubricato in un primo momento. Valutazioni della procura che hanno soppesato in modo importante le conclusioni del medico legale Maria Rosa Gaudio. Il dramma come si ricorda si consumò il 2 giugno scorso quando la donna, dopo essere svenuta, cadde a terra e in quel momento partorì la piccola, che era nata viva, aveva respirato e morì poco dopo. La donna che aveva nascosto a tutti e al marito la sua gravidanza (lei stessa potrebbe non essersene accorta poiché assumeva farmaci compatibili con questa ipotesi) dopo essesi ripresa mise la bimba nel freezer, già morta e la lasciò lì alcuni giorni. La sera del 5 giugno, quasi 4 giorni dopo, si presentò al pronto soccorso dicendo di essere caduta in casa ed aver battuto la testa, senza accennare al parto e a quella bimba nel freezer. Un segreto che durò poche ore, dopo gli esami medici, lo choc emorragico dovuto al parto, l’intervento d’urgenza grazie al quale i chirurghi estrassero placenta e cordone ombelicale. Lei stessa dopo essersi ripresa (venne salvata dai sanitari, per la sepsi che era in corso) indicò, due giorni dopo, l’8 giugno, agli inquirenti dove trovare la bimba.
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Ora i legali della mamma, Gianluigi Pieraccini e Monica Guerzoni, attendono la fissazione dell’udienza preliminare davanti al giudice dove faranno le valutazioni giuridiche più adeguate: se chiedere il patteggiamento per chiudere questa vicenda che ha sullo sfondo, anche e soprattutto, una situazione di povertà culturale che ha fatto, quantomeno, da attenuante in tuta questa vicenda.
Daniele Predieri
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